Abruzzo e monnezza, Di Matteo:”Cirsu è società in House e non è fallibile”. Ma il Tar lo smentisce

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La battaglia tra gli amministratori del Consorzio Intercomunale Rifiuti Solidi Urbani e il gruppo Deco continua a suon di sentenze e, pare, senza fine.

Il presidente Angelo Di Matteo rincara la dose:”Aia deve dare oltre 10milioni di euro alla collettività“. Dunque, come ribadito più volte, l’attuale gruppo di amministratori non solo non corrisponderà ad AIA SpA la famosa somma di € 2.250.000, ma ne chiede altri. Di Matteo si mette di traverso e ribadisce che “Cirsu destina il 76% delle risorse di consulenze alla ferita aperta con Aia“. Dunque soldi pubblici che servono per cause che chissà quando e chissà come finiranno. “Le varie compagini societarie che si sono succedute – tuona Di Matteo – ci hanno lasciato in eredità 1milione e 400mila euro di rifiuti nei capannoni che i comuni già avevano pagato a Sogesa”. Quindi l’affondo:“Se sabotare significa lasciare in abbandono perché si fa altro in altra parte allora qualcuno ha sabotato”.

Al momento, pare, che gli attuali amministratori del Cirsu non abbiano di che gioire viste le ultime vicende giudiziarie che si sono susseguite. “La questione del percolato mi è costato un avviso di garanziaammette lo stesso presidente del Consorzio teramano. Il suo nome comparve in un fascicolo della procura teramana in cui si ipotizzava presunte violazioni ambientali avvenute nell’impianto di Grasciano. “È stata un’occasione per capire cosa è successo” ha ammesso Di Matteo rigettando le colpe ai suoi predecessori. Sarà, ma i giudici chiesero conto a lui ma anche a Massimo Martinelli, presidente del cda di Consorzio Stabile Ambiente dell’Aquila e a Francesca Maria Siciliani, amministratore unico della Gea dell’Aquila. Un’ispezione che partì in seguito a un esposto del comitato di tutela Val Tordino e che rilevò la presenza di “liquido di colore scuro, verosimilmente percolato, proveniente in parte dal pozzo di raccolta del percolato e finito nel fiume Tordino“.   

Nel giro degli ultimi due mesi ben due tribunali hanno dato torto a Di Matteo. A dicembre 2014quello aquilano bocciò la scissione del Consorzio accogliendo l’opposizione di Aia per via di un reale pericolo pregiudizievole nei confronti dei creditori. A gennaio di quest’anno i giudici hanno negato a Cirsu l’autorizzazione a scindersi in Nuova Era S.p.A. 

Gli attuali amministratori, però, continuano ad essere convinti del loro programma di ristrutturazione. Ad esserlo oltre a Di Matteo, i consiglieri di amministrazione Di Gennaro e Maggitti e i sindaci dei Comuni soci di Bellante, Giulianova, Mosciano, Notaresco e Roseto degli Abruzzi. Sabato scorso lo hanno ribadito in una conferenza stampa in Provincia a Teramo:”La nostra società ha approvato un bilancio consuntivo 2014 di grande soddisfazione” hanno precisato i vertici dell’azienda ribadendo che in nove anni di lavoro “il margine operativo della società è su un livello positivo”. Quindi un “rilancio del patrimonio della società che è servita a superare la clausola di scioglimento”.  In base a questo sforzi Il piano di ristrutturazione del debito è un piano che non ha avuto nessun tipo di problema”. Siamo proprio sicuri? Di Matteo però ha una spiegazione anche per il tribunale che ha rigettato l’istanza di fallimento:”Al rigetto del ricorso della corte d’Appello è seguita una richiesta al tribunale di Teramo per capire se Cirsu è una società in House e se lo è non è fallibile. E Cirsu lo è” per Di Matteo.

I dubbi però sorgono. Come fa ad essere una società in house Cirsu se suddette società devono svolgere direttamente e con propria struttura il servizio ad esclusivo beneficio dei propri soci? Cirsu, ci pare di capire, svolge funzioni di mera “finanziaria” avvalendosi di una società terza (CSA) la quale, peraltro, utilizza i beni di Cirsu per eseguire servizi a beneficio di Enti non soci di Cirsu. Si tratterebbe di capire come Di Matteo voglia convincere il Tribunale su questo punto. E ancora:perché Cirsu stessa ha chiesto e ottenuto di essere ammessa a ben due diverse procedure fallimentari quali il “concordato preventivo” (prima) e la “ristrutturazione del debito” (poi)? I giudici del Tribunale di Teramo dovrebbero forse dichiarare di aver sbagliato negli ultimi tre anni. Per dire. Intanto i giudici del TAR dell’Aquila hanno stabilito che Cirsu non è società in house. 

Antonio Del Furbo

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