Abruzzo e monnezza, Di Matteo contro i Di Zio:”I soldi ce li abbiamo ma non vi paghiamo” (Video)

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La battaglia tra il gruppo privato e quello pubblico va avanti e promette scintille per i prossimi mesi. “Sarà un autunno caldo” ha dichiarato Angelo Di Matteo, presidente del Consorzio pubblico. Un vero e proprio scontro frontale voluto con il gruppo Deco Spa a colpi di atti depositati in Procura.

“C’è un clima che a Reggio Calabria e a Palermo ha un nome” ha detto Di Matteo a fine conferenza stampa e documentato nel video da Zone d’Ombra. Parole pesanti quelle del presidente che, sollecitato a fornire chiarimenti sull’ammontare della cifra della fideiussione e degli strani movimenti intorno alle garanzie economiche date per poter operare nella discarica di Grasciano, butta la palla su un altro terreno. “Io per poter avere una copertura assicurativa – aggiunge Di Matteo – ho dovuto impegnarmi non poco. Ma – precisa – il mondo è piccolo e vedremo cosa succederà”. Ecco appunto, cosa succederà? Gerardini ci darà qualche informazione in più su questa fideiussione spiegandoci, magari, come mai ha autorizzato la “Lombad Merchant Bank SpA che non è abilitata a prestare garanzie nella forma tecnica di rilascio delle fideiussioni“? 

http://www.youtube.com/watch?v=kjnZU3xd6o4&feature=youtu.be

Difficile comprendere, tra l’altro, come sia stato possibile che parte degli allora amministratori, tra cui Di Matteo stesso, non sia stato al corrente dell’entrata di Aia nella compagine pubblica. “Il piano industriale del gruppo Sogesa Spa, predisposto dal socio privato e mai approvato dalla parte pubblica, si è rivelato privo di una fattibilità” sostiene Di Matteo. E, addirittura, il presidente è convinto che i Di Zio abbiano “arrestato la funzionalità dell’impinato, dichiarando esaurita la discarica prima che i volumi fossero sfruttati interamente” senza che “la parte pubblica abbia esercitato una qualsivoglia forma di controllo” prosegue ancora Di Matteo. Tutto questo avrebbe, secondo l’attuale Cda, portato al fallimento di Sogesa Spa. Dunque, i rappresentanti di Cirsu sono convinti che il socio privato ha perseguito “non sempre nella legalità, il proprio interesse imprenditoriale, a spese della parte pubblica, senza che chi ne aveva il dovere sia intervenuto”. 

Tutto ciò unito al fatto che, sempre secondo Di Matteo, i Di Zio non potevano entrare nella compagine pubblica se non partecipando ad una gara di rilevanza pubblica.

Tra le cose che sfuggono una appare la più grave: se Deco non poteva entrare nella compagine societaria e quindi i 2,5milioni di euro non potevano essere incamerati, perché Cirsu li trattiene?

ZdO

 

 

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