Abruzzo e monnezza: seconda sentenza del Consiglio di Stato contro Cirsu. Ora la palla passa al Prefetto di Teramo

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I vertici di Cirsu continuano a far finta di nulla davanti alle sentenze dei tribunali. Anzi: continuano a girarsi dall’altra parte. Un Consorzio pubblico che ha bruciato milioni di euro di soldi pubblici in quasi quindici anni di attività. E a chi chiede conto di questo nessuno risponde. Nemmeno la Regione.

 La saga Cirsu continua. E ogni giorno sotto questo cielo si rappresentano storie che nessun umano potrebbe mai immaginare. Storie che potrebbero essere vendute a produttori cinematografici ma che invece restano confinate nei quasi 11.000 km² dell’Abruzzo. E non sempre. A volte le storie come Cirsu fanno fatica ad uscire anche dal ‘quartiere’ dove si consumano per via di un’informazione distratta (chissà perché) e di una politica impegnata a ‘comprare’ consenso. 

Fatto sta che il Consiglio di Stato, dopo essere intervenuto con una sentenza che intimava al Consorzio teramano dei rifiuti di annullare il contratto stipulato con la Eco MACS S.r.l. per dei lavori di realizzazione della discarica per rifiuti non pericolosi detta ‘Grasciano 2′”, il 29 luglio scorso si è dovuta pronunciare nuovamente in quanto Cirsu non ha dato seguito alla sentenza. Non solo. il Presidente del Cirsu, Angelo Di Matteo, a soli 10 giorni dalla  sentenza, pubblicò sulla gazzetta ufficiale l’intenzione di stipulare il contratto di appalto degli stessi lavori di completamento degli scavi alla Ecomacs srl. 

La  Quinta sezione del Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, su ricorso di Deco S.p.A., Ecologica Sangro Spa, Edilizia di Biase Srl, Cericola Srl, ha ordinato, nuovamente, alla CIRSU di eseguire la sentenza n. 2255/2014 del Consiglio di Stato, interrompendo l’esecuzione dei lavori, indicendo corretta gara pubblica e pagando le spese per i due gradi di giudizio commisurate nel totale delle complessive voci in €. 25.291,20″.

E “Visto che la CIRSU ha proceduto ad un nuovo affidamento alla Eco MACS S.r.l. senza le procedure concorsuali” si legge nella sentenza e “Atteso che la reiterazione dell’affidamento annullato si atteggia alla stregua della massima elusione del giudicato, tanto da potersi concordare con i ricorrenti circa la reale nullità del provvedimento medesimo e che in ogni caso la vantata urgenza non deriva da eventi oggettivamente imprevedibili, ma da situazioni soggettive della stazione appaltante e non può concretizzare una giustificazione per CIRSU S.p.A” affida al Prefetto di Teramo o funzionario da lui delegato nelle vesti di commissario ad acta in caso di persistente inottemperanza” a far rispettare a sentenza. 

Cosa c’è ancora da aggiungere? Solo domande. 

Perché nonostante il pronunciamento di una sentenza del Consiglio di Stato Angelo Di Matteo ha riaffidato i lavori alla stessa ditta che, né prima né dopo poteva eseguirli?

Perché Cirsu ha potuto garantire una fideiussione per mezzo di una fiduciaria, la Lombard Merchant SpA, non abilitata dalla Banca d’Italia?

Perché il Consorzio ha potuto garantire una polizza per eventuali danni di soli 1.545.500 euro a fronte di una di 4.890.352 euro?

Ma soprattutto: perché il dirigente della Regione Abruzzo del Servizio Gestione dei Rifiuti, Franco Gerardini, non controlla?

 

Antonio Del Furbo

 

 

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