Abruzzo: il lento ingresso della criminalità organizzata nei quartieri di Pescara. Agende rosse: “non serve un esercito”

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“Non servono proclami ed esercito ma una reale e capillare azione di contrasto culturale, sociale contro il denaro sporco delle mafie e di ogni criminalità”.

A pensarla così sono le ‘Agende Rosse Abruzzo’ dopo che in regione si è sviluppato il dibattito intorno alla richiesta dell’Esercito, da parte di esponenti del Movimento 5 stelle, per far fronte alla dilagante illegalità.

“Tra i fatti recenti di cronaca abbiamo anche avuto l’esplosione di una bomba carta esplosa davanti un centro estetico il 17 luglio scorso  e l’incendio doloso al cantiere navale Nautica Pescara di Sambuceto, in via Aterno dove ignoti gettano benzina sulle barche e poi appiccano il fuoco” spiegano le Agende.

Esiste, in effetti, una quantità preoccupante di episodi simili, forse anche più gravi, come il rogo doloso che ha distrutto il Bar Max a luglio del 2013, la gelateria Davide e Katia a luglio 2010 e, per finire, il Pub 664 a gennaio 2017.

All’incendio doloso dello Stabilimento La Capannina del 6 maggio 2019 fanno seguito le minacce di un uomo che a più riprese si presenta con casco e mazza a minacciare titolare dello stesso locale. Ci sono poi i quattro principi di incendio doloso a distanza di tempo a spese de “L’Accademia del Gusto” sempre a Pescara.

“Quello che dovrebbe inquietare di più -spiegano ancora le Agende- è quello che si presuppone si ‘muova’ sopra a quanto visibile e percepibile all’occhio umano: spaccio di droga, estorsione, riciclaggio, corruzione rappresentano il nocciolo della questione ‘sicurezza’, ovvero come la crescente mafia nigeriana che ha preso piede un po’ ovunque, gruppi criminali autoctoni e esterni all’Abruzzo marchiano il territorio con i loro affari sono il cardine, ‘l’origine del male’ ed a questo che si dovrebbe puntare il dito, creare ‘coscienza sociale'”.

L’area pescarese è zeppa di famiglie che dominano quartieri e in cui fanno affari sporchi: dal traffico di droga all’usura, fino ad arrivare alle estorsioni. Quartieri come Fontanelle e Rancitelli in cui la gente comune viene vessata e minacciata e in cui le forze dell’ordine fanno fatica a entrare. Pescara ha un sottobosco criminale che poco ha da invidiare alle grandi metropoli d’Italia.

“Conosceremo e interessa ancora a qualcuno la verità su Roberto Straccia e Alessandro Neri?” chiede Davide Ferrone dell’Associazione Antimafie Rita Atria Abruzzo. “La criminalità organizzata o comune” spiega Ferrone “devasta l’intero territorio e tutto il tessuto socio economico dove attecchisce. Lo infetta, ‘droga’ il mercato libero. Immaginate come ci siano attività che aprono in poco tempo e poi magari chiudono con altrettanta disinvoltura e senza sopportare quell’ansia, sacrificio che presuppone l’investimento dei propri risparmi in un’attività frutto del proprio sudore… Resta solo lavoro pagato male, insicurezza quotidiana e sfiducia in un territorio ai vertici nazionali per MQ. Centri commerciali / popolazione residente”.

Dunque, “occorre perseguire, chiedere maggiori controlli a chi produce e distribuisce merce contraffatta, non solo e soprattutto il venditore e compratore finale. Ricorderete il mercatino etnico a Pescara chiuso a maggio del 2016, cosa rimane delle successive dichiarazioni fatte alla stampa, in cui l’area di risulta è stata paragonata a Scampia, con tanto di ‘vedette’, ‘ombre’ della camorra, ‘principale snodo della contraffazione del Sud Italia’ e addirittura di ‘prostituzione maschile’?”.

“Occorre prestare attenzione al trafficante di droga non solo e soprattutto quando arriva sulle strade e nei locali. Occorre attenzionare il riciclaggio di denaro sporco che devasta il sistema economico legale a favore di chi si piega a logiche criminali e, come ricorda la recente relazione della DIA, sempre più imprenditori preferiscono fare affari con le organizzazioni criminali, più che denunciare. Le amministrazioni piuttosto che lanciare proclami dovrebbero scandagliare il sistema appalti e sub appalti di competenza.”

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