Abruzzo, monnezza e affari. D’Amico risponde a Di Matteo con atti in Procura

Notizie

La tragicomica vicenda del Consorzio dei rifiuti di Grasciano va avanti. E, dopo un periodo lunghissimo, è stato finalmente rotto il silenzio. Almeno da parte di alcuni dei protagonisti. Questa è la volta di Luciano D’Amico, ex presidente di Cirsu che, tirato in ballo dall’attuale presidente Angelo Di Matteo per aver condotto una politica disastrosa all’interno del Consorzio, ha chiarito quali siano state le sue mosse per risollevare le sorti del Gruppo nel periodo 2007-2009.

http://www.youtube.com/watch?v=X1VTHl2shZU&feature=youtu.be

Per Di Matteo l’accumulo del debito sarebbe da attribuire a persone con nomi e cognomi, tra cui Andrea Ziruolo, Luciano D’Amico, Luigi Romagnoli, Gabriele Di Pietro, Lunella Cerquoni, Simonetta Spina e Giovanni Marchetti. Peccato però che in quel periodo ci furono anche questioni poco chiare tra due società al cui capo c’erano le stesse persone. Angelo Di Matteo, Andrea Ziruolo e Diego De Carolis oltre ad essere nel Consiglio d’amministrazione di Cirsu erano presenti anche in quello di Sogesa. Quali interessi portavano avanti questi personaggi? Quelli di Cirsu o quelli di Sogesa? Il mancato accordo tra i due portò all’ingresso nella compagine di Aia con il 49% e Sogesa fallì. 

Di chi la responsabilità? 

Interessante capire anche come mai Di Matteo addossi colpe a destra e a manca quando, con dati alla mano, dal 2007 fino al 2010 Cirsu-Sogesa abbia avuto un valore di produzione in continua crescita dai 7.173.486 euro ai 17.417.539 euro.

Come mai dopo il cambio del Cda di Cirsu nel dicembre 2010 il Consorzio sprofonda a 6.362.366 euro?

“La disastrosa politica di tariffazione sottocosto aveva condotto, sul finire del 2007, ad una situazione di forte criticità platealmente evidenziata dalla perdita di 5 milioni di euro, su 7 milioni di fatturato, di Sogesa Spa” spiegano D’Amico e Cerquoni. Ciò voleva dire ritiro dei crediti bancari, insolvenze verso i fornitori e, addirittura, mancanza di liquidità per mettere gasolio ai mezzi. L’impianto, come se non bastasse, aveva forti criticità con una discarica prossima all’esaurimento.

“Il piano consistette nel ricapitalizzare Sogesa – aggiunge ancora D’Amico – con l’ingresso di un privato che avrebbe versato 2,5 milioni di euro con cui comprare nuove azioni e coprire le perdite pregresse. Quindi varammo un Piano industriale che portò oltre ad un incremento del fatturato anche un recupero della redditività operativa”. La vecchia gestione non favorì il privato visto che recuperò “la volumetria per la vecchia discarica di Grasciano 1 in esaurimento”. Quindi venne avviata la progettazione di Grasciano 2 con un invaso di 480.000 metri cubi. Con 2 milioni di euro venne, infine, ristrutturato il Polo tecnologico.

“Il partenariato Pubblico-Privato condusse alla salvaguardia del Polo pubblico grazie all’apporto da parte del privato di risorse finanziarie fresche” concludono D’Amico e Cerquoni. “Abbiamo dato mandato ai nostro avvocati di depositare una relazione alla Procura di Teramo con l’obiettivo primario di contribuire alla ricostruzione di quei fatti che stanno conducendo una delle realtà aziendali più significative della provincia teramana ad un drammatico epilogo”.

Cosa ne pensano i sindaci? Cosa farà il giudice della sezione fallimentare Giovanni Cirillo a questo punto? Crederà ancora al risanamento aziendale?

Antonio Del Furbo

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *