Alimonti: il futuro rubato

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La lotta dei lavoratori continua incessantemente. Ieri, davanti allo stabilimento ortonese, si sono ritrovati parte dei dipendenti con le Rsu e la rappresentante sindacale della Cgil. L’intenzione era quella di occupare l’azienda ma poi è stato deciso di attendere l’incontro che ci sarà nei prossimi giorni e con tutte le rappresentanze al ministero del Lavoro a Roma.

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La lotta dei lavoratori continua incessantemente. Ieri, davanti allo stabilimento ortonese, si sono ritrovati parte dei dipendenti con le Rsu e la rappresentante sindacale della Cgil. L’intenzione era quella di occupare l’azienda ma poi è stato deciso di attendere l’incontro che ci sarà nei prossimi giorni e con tutte le rappresentanze al ministero del Lavoro a Roma.

LA STORIA INFINITA

Le notizie sui possibili acquirenti girano ormai da tempo ma a distanza di quasi 4 anni, non s’intravede una via di sbocco sulla vicenda. E gli unici a pagare questa situazione sono i 100 operai che attendono di tornare a lavorare.

“Rivedendo questi luoghi deserti dove ho passato gran parte della mia vita mi viene quasi da piangere” racconta un lavoratore. “Non avevamo mai avuto nessun cenno di crisi dell’azienda fino al giorno prima che ci comunicassero che avremmo dovuto lasciare l’azienda” dice un altro dipendente. 

LE OMBRE SULLA VICENDA

Nell’articolo in cui abbiamo raccontato tutta la vicenda legata alla famiglia ‘Alimonti’, sono emersi molti dubbi e, soprattutto, una scena di un film apparentemente già vista. Aziende che falliscono, rami d’azienda ceduti a personaggi più o meno rispettabili, tribunali che intervengono, politici che mediano, sindacati che promettono battaglie ma che non risolvono nulla e, per finire, uomini, sempre gli stessi, che vengono mandati a trattare con le rappresentanze in Porsche o Ferrari. L’uomo scelto dagli Alimonti, in questo come in altri casi, è sempre lui: Francesco Norcia. 

Norcia è presidente del Cda della Molino Alimonti e uomo per tutte le stagioni. L’uomo, per intenderci, che la mattina dell’incontro in Regione in viale Bovio a Pescara in cui doveva presentare il ‘famoso’ piano industriale, arrivò con mezz’ora di ritardo e senza documento. 

LE STRANE COINCIDENZE

Alcuni lavoratori ieri mattina erano pronti per l’occupazione ma, guarda caso, una telefonata arrivata sul cellulare di Ada Sinimberghi della Cgil tranquillizza gli animi di tutti. Il messaggio è stato chiaro: il prossimo 10 marzo presso il ministero del Lavoro a Roma ci sarà un incontro con tutte le rappresentanze. La cosa interessante non è l’incontro romano ma quello che accade il giorno dopo. Tutti i lavoratori saranno senza più copertura economica perché ci sarà la fine della cassa integrazione. Tempismo perfetto.

LE MILLE PROMESSE 

I mille interessi che girano intorno al Molino Alimonti sono enormi e incontrollabili. Interessi che vanno ben oltre la capacità manageriali degli imprenditori di provincia. C’è di mezzo un tribunale che deve risolvere la questione del fallimento: questa è l’unica cosa certa. Il resto sono chiacchiere.

Proposte di acquisto? Niente di verificato. Lavoratori riassunti? Non ancora. Volontà degli Alimonti di salvare il salvabile? Non c’è traccia. File di aziende in corsa per l’acquisto? Bufale mega galattiche. E le promesse politiche di Camillo D’Alessandro che aveva promesso aiuto ai lavoratori che fine ha fatto?

Vuoi vedere che i lavoratori servono solo per prenderli in giro in campagna elettorale e sfamarli con un piatto di pasta qualche settimana prima delle elezioni? 

 

Antonio Del Furbo

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