Antonio Di Pietro è tornato con ‘nuovi’ programmi: Berlusconi e giustizia. Tanto per cambiare

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A volte ritornano, proprio così. E, purtroppo, tornano sempre quelli che speri rimangano a casa dopo anni di vita pubblica. Non c’è nulla da fare ritornano sempre. Non è bastato sopportare nuovamente quel gran pezzo di democristiano che ce li ha sfracassati col famoso ‘grande centro’. L’Onnipontente ci ha rimandato pure il ‘fustaccio’ di Montenero di Bisaccia. È tornato. Purtroppo. Dopo la mazzata elettorale, le scissioni, le inchieste sulla gestione padronale del partito dei tribunali, sta ripercorrendo in lungo e in largo l’Abruzzo.  

Non c’è terra oppure orto che tenga per il fu componente del team di ‘mani pulite’. Eppure l’ex magistrato ha sempre dichiarato di amare la terra facendosi persino fotografare mentre, con il trattore, curava il suo campo di grano.

Lontano quel maggio 2013 in cui dichiarava:“Sono un contadino vero, mica come quelli della domenica, che arrivano nel bell’agriturismo e fanno finta. Io mi sporco le mani nella terra”. Parole dure quelle del poliziotto nazionale pronunciate, tra l’altro, all’indomani dell’uragano politico che gli si è abbattuto addosso polverizzandogli l’Italia dei Valori. 

Lui, l’unico oppositore duro e puro a quel diavolaccio di Silvio Berlusconi, sconfitto nelle urne e, a quanto pare, nei tribunali. Nel 2012, nonostante la forte contestazione al governo Monti, appoggiò il Partito Democratico alle amministrative spingendosi fino ad alleanze con l’Unione di Centro e, udite udite, Futuro e Libertà. Ad una paventata alleanza con Grillo, Massimo Donadi il numero due del partito di Di Pietro, minaccia scissioni anche per una gestione personalistica del partito. E così fu. Andarono via molti degli esponenti da Gaetano Porcino allo stesso Donadi con Giovanni Paladini e Stefano Pedica che daranno vita a ‘Diritti e libertà’.

Marylin Fusco, ex capogruppo dell’Idv nel consiglio regionale, alla presentazione del partito.

La condanna a morte Di Pietro se la firmò l’anno scorso quando si alleò con Antonio Ingroia per le politiche confluendo in un’accozzaglia di simboli e nomi da prima repubblica dal nome: Rivoluzione Civile. La coalizione riportò appena un 2%. Una grave sconfitta tenendo conto che all’interno c’erano Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti Italiani.

Dopo essersi dimesso dalla presidenza ora è tornato. E pare in maniera attiva.

In Abruzzo è venuto a raccontare (ancora) che Berlusconi è un delinquente e di quanto è bella la magistratura. Perché non ci è rimasto allora? Chissà.  A questa domanda ‘Tonino’ non ha mai risposto.

“I nostri candidati, posso assicurarlo, sono gente pulita. Abbiamo fatto ammenda degli errori del passato” ha tuonato dal cuore di Bussi il cugino del abruzzesi. Fossi in Di Pietro non mi vanterei di essere garante dei propri candidati dopo il disastro combinato con Razzi e Scilipoti. “Non siamo portatori di voti” ha poi specificato la volpe di Bisaccia. Peccato che la sua Idv fa parte della grande coalizione voluta e imposta da Luciano D’Alfonso con quasi 300 candidati.

Noi dell’Italia dei Valori ci poniamo come coscienza critica dell’alleanza. Possiamo essere dubbiosi in merito a certe scelte, ma crediamo fortemente nel centrosinistra come portatore di ideali di legalità, trasparenza nell’amministrazione e lealtà verso i cittadini-elettori” ha detto parlando del caso D’Alfonso. In parole povere il suo ruolo rimane quello di magistrato: di controllo. Ormai è di moda. In Italia tutto si risolve con magistrati e tribunali. All’Aquila rubano sulla ricostruzione? Nessun problema: mettiamo un magistrato come garante. All’Expò si spartiscono la torta delle mazzette? Arrivano i magistrati. Tra poco ci obbligheranno ad avere un magistrato che controlli le nostre spese quotidiane. Altro che fascismo.

Oggi è tornato e ne ha rimollate di altre:”Cosa fare lo sappiamo, ma purtroppo Erode-Berlusconi in questi anni si è fatto le leggi per non farsi processare, mentre Ponzio Pilato-centrosinistra è stato a guardare girandosi dall’altra parte. Vogliamo per una volta tanto far nascere il bambinello Gesù-giustizia?”. E ancora:”Matteo Renzi ogni giorno dici cosa vorresti fare domani e soprattutto cosa vorresti fare a giugno dopo le elezioni. Ti puoi svegliare la mattina e dire cosa hai fatto ieri, specie in materia di giustizia? È una vita – ha aggiunto – che diciamo che ci vuole un decreto legge per ripristinare il falso in bilancio, per raddoppiare i tempi della prescrizione, per fare in modo che i giudici abbiano a disposizione mezzi, strumenti e prove”.

Poi ha sparato di nuovo le sue cartucce contro Razzi:”In Abruzzo ho cercato di candidare persone che dovevano rappresentare il senso della società civile, addirittura un operaio, emigrato in Svizzera, e mi sono ritrovato questo operaio che avrà pure i capelli bianchi, ma ha la testa rossa della vergogna perché si è venduto per i classici trenta denari di Giuda”. Quindi l’apoteosi finale:”Un voto all’Idv è anche un voto dato al gendarme affinché nei prossimi cinque anni vi sia un governo trasparente”. 

Altro che Putin. Altro che Gestapo.

 

Antonio Del Furbo

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