Benefit? Basta la parola: Regione Abruzzo…

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L’ente regionale, diventato “ente delle coccole” appena insediatosi il presidente delle coccole tale Luciano D’Alfonso da Manoppello, stupisce il popolo delle “pecore”, dei fiumi e dei mari puliti.

di Antonio Del Furbo

Negli anni in cui tutti i governi del mondo razionalizzano, tagliano e riducono le spese e gli sperperi della pubblica amministrazione, il governo regionale abruzzese, con fare quasi indifferente, ti mette lì l’agevolazione per il dipendente pubblico.

Insomma, non bastavano i privilegi che sindacati, comunisti, socialisti e democristiani hanno garantito per decenni agli eletti del pubblico impiego: la Regione Abruzzo si sentiva in dovere di inserirne altri.

Infatti, i pubblici della Regione potranno curarsi i denti, gli occhi e magari ricoverarsi in ospedali pubblici e privati, senza spendere un euro perché potranno essere rimborsati. Da chi? Dalla collettività, ovviamente. 

Ma, prima che vi parta l’infervoro (classico dell’italiano medio che però non ama le rivoluzioni), vi dico che non è finita qui.

Sì perché come potete facilmente immaginare, se un ‘pubblico’ è costretto a ‘subire’ questi controlli, appena superato lo stress dovrà pur svagarsi andando, ad esempio, a teatro o in palestra. E noi cittadini permetteremmo mai che un dipendente regionale possa sobbarcarsi le spese per tali (indispensabili) iniziative? Giammai. 

E siccome la “Regione Facile” è la stessa “Regione che le cose le dice e le cose le fa”, ecco che mette a bando ben 300 mila euro per venire incontro ai suoi dipendenti. Intendiamoci: la norma già c’era ma l’attuale maggioranza l’ha tenuta.

Una somma che è stata inserita in una delibera (49) che recita:“finanziamento di attività culturali, assistenziali e ricreative”.

Però, come tutti i bandi che si rispettino, non possono partecipare tutti. È giusto che partecipi solo chi ne ha “veramente bisogno”: ad esempio quelli a tempo indeterminato e, udite udite, i pensionati con reddito inferiore a 100 mila euro annui.

Ah, ovviamente ai figli dei dipendenti è estesa la borsa di studio.  

Sono 30 le borse di studio messe a disposizione per il primo anno e altre 100 per i successivi. Poi ci sono anche altre 115 borse di studio universitari.

Vabbè, so ragazzi!

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