Camorra: sequestri per 40mln di euro tra Campania, Lazio e Abruzzo

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Sono le braccia della camorra già tratti in arresto per reati associativi in quanto ritenuti affiliati  al sodalizio  “dei Casalesi – fazione Iovine”. 

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Sono le braccia della camorra già tratti in arresto per reati associativi in quanto ritenuti affiliati  al sodalizio  “dei Casalesi – fazione Iovine”. 

Villa Literno i carabinieri del Reparto Operativo di Caserta hanno eseguito un decreto di sequestro di beni mobili e immobili, società e rapporti finanziari, per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro. I beni erano nella disponibilità dei fratelli Mastrominico Pasquale e Mastrominico Giuseppe, entrambi imprenditori affiliati al dei Casalesi – fazione Iovine. I due, già agli arresti per vari reati associativi e finanziari, sono stati al centro delle indagini della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ha individuato altre 22 persone, terze intestatarie dei beni delle attività economiche, tra parenti e soci.

I BENI SEQUESTRATI

I sequestri dei beni sono avvenuti tra le provincie di Caserta, Napoli, L’Aquila, Latina, Frosinone e Pisa.

 

  • 102 terreni agricoli;
  • 78 appartamenti;
  • appartamenti uso ufficio;
  • 20 aree urbane;
  • 13 imprese edili/immobiliari;
  • 2 fabbricati rurali;
  • 84 autorimesse;
  • 3 lastrici solari;
  • 16 locali deposito industriali;
  • 25 veicoli;
  • 59 rapporti bancari.

IL PATTO CRIMINALE

I due fratelli Mastrominico si aggiudicavano appalti pubblici nel settore edile grazie all’appoggio del clan dei Casalesi. I due partecipavano a gare per appalti pubblici accordandosi con esponenti del gruppo del boss Antonio Iovine, detto ‘o ninno, per ottenerne l’aggiudicazione. Le altre 22 persone intestatarie come prestanome dei beni sequestrati sono i parenti dei due fratelli e soci nelle attività economiche. Giuseppe e Pasquale erano stati già raggiunti da due ordinanze di custodia cautelare nel 2011 per concorso esterno in associazione camorristica e per le procedure di aggiudicazione di una gara d’appalto per la riqualificazione ambientale del comune di Villa Literno per un valore di 15 milioni di euro. 

I fratelli Mastrominico sono stati destinatari, nell’ambito di precedenti attività investigative, dei seguenti provvedimenti:

  • in data 15.11.2011, ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli unitamente ad altre sei persone, per concorso esterno in associazione camorristica;
  • in data 29.11.2011, ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli unitamente ad altre due persone, per reati attinenti alle procedure di aggiudicazione di una gara d’appalto, per la riqualificazione urbana e ambientale del comune  di Villa Literno, per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. 

L’operazione del 15 novembre 2011 denominata ‘Favola’ portò all’arresto di altre 7 persone, tra cui l’ex sindaco di Villa Literno Enrico Fabozzi ora consigliere regionale. Contestualmente furono sequestrati beni per 10 milioni di euro. I due fratelli si aggiudicarono la gara di appalto per i lavori di riqualificazione urbana di Villa Literno per 13 milioni di euro dopo la costituzione di un ATI (associazione temporanea di imprese). Giovanni Malinconico, tra gli imprenditori arrestati, era ritenuto l’emanazione dei Casalesi. Proprio 2 giorni fa è stata resa nota la notizia dell’annullamento dell’ordinanza riguardante l’arresto dei fratelli Mastrominico.

I CASALESI INVESTONO A FORMIA IN CAMBIO DI VOTI

Anche nel Lazio investivano i fratelli  Pasquale e Giuseppe Mastrominico. A Formia acquistavano terreni come da accordi stipulati tra clan e ambienti politici campani.

In cambio di una montagna di voti le ditte dei clan si assicuravano appalti pubblici. Soldi che i due imprenditori, attraverso prestanomi reinvestivano anche oltre i confini regionali, in Abruzzo, Toscana e Lazio.

Nel sequestro cautelare di questa mattina i sigilli sono stati messi anche a beni della provincia di Latina Frosinone.

A Formia sono 17 gli appezzamenti di terreno posti sotto sequestro in aree non propriamente urbane. Nella provincia di Frosinone i due fratelli erano proprietari di altri quattro terreni. Nelle quattro regioni, invece, sono stati complessivamente 102 gli appezzamenti sequestrati. 

ZdO



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