Carminati e il “vaffa” al pm Tescaroli: udienza rinviata al 2020. Il 16 ottobre sentenza su “Mafia Capitale”

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Il re “mafia Capitale”, Massimo Carminati, ha chiesto scusa al giudice che aveva mandato a quel paese. Il pm Luca Tescaroli aveva avuto la “colpa” di chiedere alla Corte d’appello la condanna per associazione mafiosa per il “cecato” e, dunque, essersi beccato gli insulti dall’estremista di destra. Nel palazzo di giustizia di Perugia Carminati è apparso in videoconferenza e ha colto l’occasione per spiegare suo il “vaffa” con il quale ha commentato due anni fa la richiesta di Tescaroli. Carminati è imputato a Perugia per oltraggio a magistrato in udienza. I fatti sono stati registrati in aula a Roma il 27 aprile 2017 e proprio perché la parte offesa è un magistrato della Capitale la competenza dei togati spetta a Perugia.

Carminati, dal carcere di  Oristano dove sta scontando al 41bis la condanna a 14 anni per associazione mafiosa, è in attesa del pronunciamento della Cassazione fissato per il 16 ottobre. Per gran parte dell’udienza è rimasto ad ascoltare le fasi del dibattimento seduto con le braccia incrociate. Un processo avviato con ritardo rispetto all’orario fissato dal giudice perché il difensore dell’imputato, l’avvocato Cesare Placanica, risultava irreperibile. La cancelleria del tribunale non riusciva a contattarlo, tant’è che il giudice aveva chiesto di convocare un avvocato d’ufficio. Caso ha voluto che i due avvocati siano arrivati in contemporanea alle 13.

Tescaroli, presente in aula, che ha seguito Mondo di Mezzo e da poco nominato procuratore aggiunto a Firenze, ha aperto l’udienza. Ricorda cosa è accaduto il 27 aprile di due anni fa: “Quando chiesi per lui 28 anni di carcere per i vari capi di imputazione, rimase impassibile”. Tescaroli ha raccontato che nel momento di aver dichiarato Carminati un “delinquente abituale” (richiesta recepita dal giudice in primo grado, ndr), ha visto il cecato “alzare pugni chiusi come gesto di euforia e poco dopo dire alcune cose, che mi parvero delle imprecazioni. Io dall’aula non sentii cosa disse, ma vedendo i gesti che ha fatto, immaginai che fosse un’imprecazione correlata alla mia richiesta”. Il pm non si rivolse subito al giudice “per non dare pubblicità al fatto”, ma si rivolse solo al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e chiese agli agenti presenti con Carminati – allora collegato dal carcere di Parma – una relazione su quei momenti, da cui ebbe la conferma dell’insulto attraverso la trascrizione dell’audio di udienza.

Carminati ascolta seduto, braccia incrociate. Dopo dieci minuti, alla fine della testimonianza di Tescaroli, l’avvocato di Carminati non procede con il controesame, dichiarando ironicamente la sua “ammirazione” per la sentenza di Mondo di Mezzo. Poi arriva il momento dell’ispettore della polizia penitenziaria che era presente con Carminati quel 27 aprile a Parma, che conferma quanto detto dal magistrato, sottolineando che “quel vaffa era stato rivolto al pm”. Il “Cecato” decide di rilasciare una dichiarazione spontanea. Carminati si scusa con il pm, che pure “era stato molto duro nei miei confronti durante il processo”. Spiega poi che il suo gesto di “esultanza” era ironico e che l’insulto non era rivolto a nessuno in particolare, ma era “impersonale”.




Finita la dichiarazione, il “Cecato” chiede di poter conferire con l’avvocato Placanica, con cui parla per qualche minuto riservatamente. L’udienza finisce poco dopo, con Carminati che se ne va avvicinandosi allo schermo.

Il processo è rinviato al 2020. L’attesa, però, è per il 16 ottobre quando la Cassazione si pronuncerà su “mafia Capitale”.

 

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