Caso Magherini, parla il testimone:”Carabinieri tiravano calci”. E dal fascicolo spunta un bossolo di pistola

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Si chiama Matteo Torretti ed è il testimone chiave dell’inchiesta sulla morte di Riccardo Magherini. Quella notte lui era lì a cercare di fermare i carabinieri che tiravano calci al giovane fiorentino morto poco dopo.

“Sono rimasto scioccato dalle parole dell’avvocato a ‘Chi l’ha visto?’ (Rai3)” ha dichiarato all’intervista rilasciata a ilfattoquotidiano.it riferendosi alle parole pronunciate dal legale dei quattro carabinieri rinviati a giudizio per omicidio colposo, Francesco Maresca. Per l’avvocato i:”Calci non ci sono stati” e la voce che gridava nel video “no, i calci no” erano stati pronunciati da uno dei militari in quanto Magherini avrebbe avuto una reazione con i calci.

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Quella frase l’ho detta io perché i carabinieri tiravano i calci a Magherini: cinque all’addome e due in faccia” ha spiegato Torretti. Ha poi aggiunto:”I carabinieri lo hanno accerchiato, poi portato in ginocchio e buttato a terra, dopodiché gli sono saliti sopra fino ad averlo letteralmente schiacciato”. “Il carabiniere più anziano – continua ancora Torretti – stava su Magherini schiacciandogli la testa con due mani e teneva un ginocchio sul collo”. Il testimone descrive l’atteggiamento di Magherini: “Agitato, ma non aggressivo. Ha anche liberato le braccia – continua – poteva colpire qualcuno, ma non l’ha fatto”.

A quel punto Torretti invita i Carabinieri a non tirare calci, ma di chiamare un’ambulanza al fine di sedare Magherini. I militari rispondono con un secco “non rompere i c……i“. Inspiegabilmente prendono le sue generalità.

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Il bossolo ritrovato nei pressi di Lungarno Vespucci dove Magherini aveva perso il telefono cellulare e successivamente ritrovato da un passante, è agli atti della Procura di Firenze. Si tratta di un 9x21mm a salve, come riferisce ilsitodifirenze. La questione assume dei contorni particolari se si considera che Magherini, un’ora prima di morire, urlava disperatamente che qualcuno volesse eliminarlo. Un testimone ha raccontato di averlo visto strattonarsi con un’altra persona, forse un uomo in divisa, sul Ponte Vespucci. Quindi Magherini scappa in auto proiettandosi:”in mezzo alla strada sganciandosi il giubbotto e la camicia alzando le braccia e facendosi il segno della croce mentre si controllava il petto”. E l’autopsia ha effettivamente rilevato una ferita sullo sterno. I testimoni aggiungono di aver sentito Magherini urlare:”aiutatemi, mi stanno inseguendo, mi sparano, portatemi dalla polizia”. 

Ci sarebbero le telecamere della Dia che avrebbero potuto registrare cosa accadde quella sera proprio in quel punto ma nonostante le richieste non sono mai state date alla difesa.

ZdO

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