Che fine hanno fatto le inchieste sulle toghe? E quella su Woodcock? E quella su Michele Emiliano?

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Da un bel po’ di tempo ignoriamo le novità riguardo i numerosi procedimenti a carico di quei magistrati su cui il Consiglio superiore della magistratura vuole vederci chiaro. Con il passaggio di consegne da Giovanni Legnini al nuovo vicepresidente del Csm, David Ermini, le inchieste, forse per pura coincidenza, sono sparite dalla cronaca.

Il giornale di Piero Sansonetti avanza un dubbio: “almeno in parte, può essere giustificato dalla necessità di trovare un ‘equilibrio’ fra i componenti della sezione” tra Ermini, appunto, e Piercamillo Davigo. Tra i casi di rilievo c’è proprio quello di Henry John Woodcock, titolare insieme alla collega Celestina Carrano di uno dei filoni dell’inchiesta ‘Consip’. Oggetto del procedimento la contestatazione dell’interrogatorio del manager fiorentino ed ex consigliere economico di Palazzo Chigi, Filippo Vannoni.

Secondo Luigi Marroni, ex ad di Consip, Vannoni lo avrebbe informato dell’indagine in corso da parte del Noe. A sua volta, però, lo stesso Vannoni chiamò in causa l’allora sottosegretario Luca Lotti e i vertici dell’Arma, i generali Tullio Del Sette ed Emanuele Saltalamacchia.

Vannoni venne ascoltato alla vigilia di Natale del 2016 dai due pm napoletani come persona informata dei fatti e senza l’assistenza di un difensore. Per la Procura generale della Cassazione, però, c’erano elementi per iscriverlo nel registro degli indagati. E, infatti, i pm romani eseguirono l’azione quando il fascicolo venne trasmesso nella Capitale per competenza territoriale. Averlo sentito come testimone senza il legale di fiducia avrebbe dunque “leso le sue garanzie difensive”. Dopo numerose udienze in cui sono stati ascoltati i vertici delle Procure di Napoli e Roma, i carabinieri del Noe e anche la giornalista di Repubblica Liana Milella, resta da decidere la data per la discussione finale.

Altro procedimento disciplinare è quello a carico di Michele Emiliano. Il governatore pugliese è accusato di essersi iscritto al Pd in violazione della norma che impedisce ai magistrati l’iscrizione ai partiti politici. Un’iscrizione avvenuta nel 2007. Solamente ad ottobre del 2014 il procuratore generale della Corte di cassazione ha chiuso le indagini sulla toga pugliese, chiedendo al Csm la fissazione dell’udienza di discussione.

Un’altra vicenda, come ricorda Il Dubbio, è quella del pm Davide Nalin, collaboratore del consigliere di Stato Francesco Bellomo nella scuola di formazione giuridica “Diritto e scienza”. Nalin è accusato di aver fatto da “mediatore” tra Bellomo e una borsista, per procurare “indebiti vantaggi”, anche di “carattere sessuale”. L’allora pg Pasquale Ciccolo aveva parlato di “clima di soggezione psicologica” subito dalle studentesse che ambivano ad entrare in magistratura.

Altro fascicolo sparito dalle cronache è quello riguardante il procuratore aggiunto di Cagliari, Gilberto Ganassi, esponente di Magistratura democratica, accusato di aver mandato al Csm le intercettazioni con un imprenditore dell’allora procuratore di Nuoro Andrea Garau, quando nel 2016 correvano per la poltrona di procuratore del capoluogo sardo. Anche in questo caso, fra rinvii vari e ricusazioni di componenti della sezione disciplinare, si è arrivati ad oggi senza un calendario per le successive udienze.

Chissà se il candidato governatore alla presidenza della Regione Abruzzo ed ex vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, ne sa qualcosa. Chissà.

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