Cibo destinato a persone povere, rivenduto o dimenticato in un teatro. Il racconto di un nostro informatore

Inchieste

Non è una novità la pratica, purtroppo diffusa, di rimettere sul mercato, facendosi pagare, gli alimenti donati alle associazioni e destinati ai poveri. Molto spesso a non saperne nulla del traffico alimentare sono proprio le associazioni che s’impegnano nella raccolta e nella consegna dei cibi. I furbetti sono quelli che ritirano il pacco donato per poi rivenderselo e lucrando sulla beneficienza.

di Antonio Del Furbo




In viale Toscana a Milano, come denunciato da Striscia tempo fa, è presente una delle due sedi dell’associazione “Pane quotidiano”, organizzazione laica, apolitica, apartitica e senza scopo di lucro, con l’obiettivo di assicurare ogni giorno, e gratuitamente, cibo alle fasce più povere della popolazione, distribuendo generi alimentari e beni di conforto a chiunque si presenti presso le proprie sedi e versi in stato di bisogno e vulnerabilità, senza alcun tipo di distinzione. All’interno del centro ogni giorno decine di volontari assistono i bisognosi.

Il fatto è che alcuni, tra quelli che si recano a ritirare i prodotti, vanno a rivendere il cibo donato dall’associazione a pochi metri dalla sede. Stessa cosa si ripete anche vicino l’altra sede di “Pane quotidiano”, quella di via Monza.

Ogni anno l’Ue fornisce a grandi associazioni caritatevoli come la Caritas, il Banco Alimentare o la Croce Rossa Italiana, alimenti a lunga conservazione non commerciabili e destinati esclusivamente a chi ne ha bisogno, da distribuire nelle strutture per poveri, nelle case famiglia o nei centri accoglienza. Le Iene in un’altra inchiesta in Campania individuarono uno spaccio dov’era possibile acquistare, per pochi euro, una busta piena di prodotti.

“Quanti pacchi dovete prendere?”. “È la prima volta che venite?” si sente nelle registrazioni del reportage. Poi inizia la spesa. Si riempiono i cartoni di prodotti. Scatole di lenticchie e piselli ad esempio. Ma anche olio, formaggio, pasta, pane. Successivamente uno dei responsabili del commercio illegale di prodotti destinati ai poveri prova a fornire al cliente un suo contatto telefonico. Poi spiega come regolarsi per i prossimi acquisti: “Tu un paio di giorni prima mi avvisi: ‘Senti Salvatore me ne servono 15”. E, infine, incassa il denaro: “Devi moltiplicare per 6 euro. Se fossero 10 sarebbero 60 euro. Eh, sono 90 euro”.

Qualche mese fa, anche in seguito a questi fatti, venni contattato da una persona che mi raccontò altri aspetti legati a questa vicenda. Incontrai il signor Domenico che, con documenti alla mano, mi raccontò la sua esperienza in una nota Tv di area cattolica. In una missiva inviata all’epoca all’Eccellenza Mons. Nunzio Galantino e per conoscenza al card. Angelo Bagnasco, raccontò la sua esperienza lavorativa in merito a circostanze poco chiare.

“Vorrei tanto avere un incontro con Lei o Sua persona di fiducia, per raccontarLe la mia situazione” scriveva Domenico nella lettera. L’allora 52enne era stato assunto nella società dell’emittente come “autista di un camion pesante speciale (regia mobile) di enorme valore, che avrei dovuto gestire e guidare relativamente alla produzione in esterna di SS.Messe nelle varie Diocesi d’Italia. Dopo qualche esterna e qualche trasmissione nelle Diocesi con il Card. Ruini, il camion regia è stato per un pò fermo, per poi essere noleggiato per la realizzazione di trasmissioni non proprio di interesse religioso.”

Nel frattempo che il pullman regia non veniva usato, l’uomo svolse varie mansioni all’interno della struttura televisiva.

Tra le mansioni, ci racconta Domenico, ci fu quella “di togliere diversi quintali di pasta e altro genere alimentare di aiuti umanitari destinati ai bisognosi, da anni depositata e mai distribuita, infestata da topi giganti”.

La denuncia di Domenico trova un filo logico se si tiene conto del fatto che grandi quantità di cibi vengono acquistati grazie al finanziamento dell’Unione Europea per donare pacchi alimentari agli indigenti che vivono nei suoi stati membri. L’Unione apre dei bandi attraverso cui le aziende agricole partecipanti ricevono fondi per destinare gratuitamente una parte della propria produzione ai più bisognosi. Le aziende incaricate portano il cibo raccolto ad alcuni centri presenti sul territorio, che poi hanno il compito di distribuirlo ad altre associazioni minori con cui collaborano. Queste ultime consegnano effettivamente i pacchi alimentari agli indigenti. I pacchi contengono cibo a lunga conservazione – come pasta e legumi in scatola – e le consegne avvengono solitamente due volte al mese.

In Italia, i centri maggiori che collaborano con l’Unione Europea per la distribuzione dei pacchi alimentari sono il Banco Alimentare, la Caritas, la Croce Rossa e la Comunità di Sant’Egidio. Questi forniscono i prodotti a 15.000 strutture, incaricate della consegna effettiva dei prodotti: i pacchi  vengono distribuiti alle famiglie, a centri di accoglienza o strutture per anziani.

A garantire la distribuzione di cibo agli indigenti non è solo la comunità europea ma anche i bandi ministeriali dell’Agea – Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura.

Quanto cibo, però, si perde per strada, viene rivenduto, o dimenticato in un camion?

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