Cocò: a 3 anni ucciso e bruciato dalla ’ndrangheta

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Ucciso e poi bruciato perché testimone scomodo. La criminalità organizzata non guarda in faccia a nessuno, altro che uomini d’onore. Sono uomini di merda.

Ucciso e poi bruciato perché testimone scomodo. La criminalità organizzata non guarda in faccia a nessuno, altro che uomini d’onore. Sono uomini di merda.

La sfortuna del bimbo è iniziata a pochi giorni dalla nascita. Prima ha vissuto in carcere con la mamma e poi con il nonno, pregiudicato ai domiciliari, in casa. Un destino segnato quello di Cocò. Dagli altri. Dalla sua famiglia innanzitutto. Cocò era andato con il nonno e la giovane compagna ad un appuntamento. Quel nonno che doveva tuterarlo e proteggerlo, invece, lo ha usato come scudo ad un incontro con alcun boss. I genitori di Cocò erano sono tutti e due pregiudicati per affari di droga. Brutta storia. In tanti hanno pianto bimbi uccisi da questi bastardi. Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido da ‘Cosa nostra’, è un altro su cui i genitori hanno versato lacrime. Anche il padre. Quello stesso padre che ha condannato Giuseppe a morte perché diventato collaboratore di giustizia. “Uccisi da piccoli per non averli come nemici da grandi. È purtroppo un classico della storia della ’ndrangheta”, osserva ‘Avvenire’. Chi avrebbe dovuto tutelare Cocò da quel colpo di pistola alla testa? È una domanda che non avrà mai una risposta. In questa Italia laida.

ZdO


 

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