Condono? Il governo dice no. Ecco cosa (al momento) si può sanare

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Non ci sarà più la dichiarazione integrativa per le cartelle fino a 100mila euro. Inoltre, viene rinviato il carcere per gli evasori. 

Il governo, alla fine, fa dietrofront sulla pace fiscale. Viene cancellato il condono fiscale che prevedeva la sanatoria delle cartelle fino a 100mila euro entro il 30% di ciò che era stato dichiarato all’Agenzia delle Entrate. La dichiarazione prevedeva il pagamento di un’imposta unica del 20% senza sanzioni né interessi con alcune limitazioni:
  • non dichiarare più del 30% dell’imponibile rispetto all’anno precedente;
  • un tetto massimo di dichiarazione integrativa di 100mila euro;
  • non presentare la dichiarazione integrativa per gli ultimi periodi di imposta fino a quello dichiarato entro il 31 ottobre 2017;
  • aderire al condono entro il 31 maggio 2019;
  • pagare quanto dovuto a luglio e a settembre 2019.

Insieme alla dichiarazione integrativa salta anche l’inasprimento delle pene per gli evasori fiscali sulle norme che prevedevano il carcere.  

Cosa si può sanare?

I debiti che possono essere sanati sono quelli di lieve entità, ovvero gli errori commessi nella tenuta della contabilità. Potranno essere versati 200 euro per un massimo di periodi di imposta dal 2013 al 2017. 

Per le liti pendenti viene confermata la sanatoria con lo sconto del 50% per chi ha vinto in primo grado e dell’80% per chi ha avuto una sentenza favorevole in appello.

Sulle fatture elettroniche, c’è la possibilità di beneficiare per tutto il 2019 della moratoria sulle sanzioni collegate a questo nuovo sistema di fatturazione.

Ed ora più controlli

Al fine di rafforzare la lotta all’evasione fiscale il governo ha dato maggiori poteri alla Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle avranno accesso alla Superanagrafe dei conti correnti senza bisogno di chiedere l’autorizzazione preventiva alla magistratura.

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