Corruzione e giudici: Palamara si era affidato al Fatto e a La Verità per attaccare Giuseppe Pignatone

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Gli incontri avvenivano a notte inoltrata, quando le luci non ci sono più e le parole vengono sussurrate. A dirle le carte della procura trasmesse al Csm.

Incontri che avvenivano davanti a un albergo non prima della mezzanotte. “Imbastivano e demolivano carriere in nome di scambi tra correnti, e in ragione di criteri di ‘affidabilità’ politica trasparenti come le notti in cui appunto venivano decisi” scrive Repubblica. Agli incontri partecipava anche Luca Palamara, il giudice della corrente di Unicost che ambiva a diventare il procuratore aggiunto, “annichilire l’indagine per corruzione in cui era indagato a Perugia e spezzare le ossa a Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo usando i quotidiani il Fatto e la Verità come macchina del fango”. A condividere l’iniziativa c’erano i consiglieri del Csm Luigi Spina, Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluca Morlini e Paolo Criscuoli, i parlamentari del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti. E, giusto per non farsi mancare nulla, anche il presidente della Lazio Claudio Lotito, amico del romanista Palamara. Lotito serviva anche per rimediare biglietti di tribuna per la finale di Coppa Italia Lazio-Atalanta. Il gruppetto di potere si ritrovava a volte anche a casa della sorella di Cosimo Ferri, sottosegretario alla giustizia nei governi Pd, magistrato, “pontiere verso il mondo di Denis Verdini”.   



Stando alle intercettazioni dei giudici di Perugia, Lotti avrebbe incontrato Palamara almeno una volta per discutere della sua promozione. E il magistrato, si viene a sapere, oltre ai viaggi pagati, presenta, per la casa ai Parioli avuta in affitto dall’ordine dei notai, un progetto di ristrutturazione firmato di una delle società proprio di Centofanti.

Palamara è anche amico di Cesare Sirignano, il pm napoletano della Direzione nazionale antimafia di cui Repubblica ha già dato notizia. “Con lui, Palamara discute di un possibile candidato alla successione di Luigi De Ficchy alla procura di Perugia. Uno snodo fondamentale non solo per i futuri equilibri della procura di Roma ma per i destini personali dello stesso Palamara, convinto che un procuratore da lui pilotato o comunque “battezzato” sia un’assicurazione sull’inchiesta per corruzione che lo riguarda e che pende in quell’ufficio”.

Il pm napoletano è legato sentimentalmente a una magistrata con un incarico non banale. Si chiama Ilaria Sasso Del Verme. Tra i suoi incarichi quello nella giunta Anm ma, soprattutto, è stata distaccata, con l’insediamento del nuovo Csm, a Palazzo dei Marescialli come “segretaria della quinta commissione del Consiglio, quella incaricata di istruire e redigere i pareri per i magistrati candidati agli incarichi direttivi e semi-direttivi degli uffici giudiziari del Paese”.

La mattina del 16 maggio Palamara è già informato da Luigi Spina che il procuratore di Perugia ha comunicato la sua iscrizione al registro degli indagati. La comunicazione gli è stata data la notte appena trascorsa. A mezzogiorno di quel 16 maggio – come documentano le intercettazioni – Palamara è in procura a Roma e va dritto nell’ufficio del pm Stefano Fava. La risposta ai colleghi di Perugia deve essere dura, da “fine di mondo”. La vecchia cara “macchina del fango”. Dunque, attaccare la reputazione di Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo accusandoli di ciò che pure le carte smentiscono.

Palamara cerca la collaborazione di Fava, che con Pignatone e Ielo ha un conto aperto e contro di loro ha depositato un esposto al Csm che li accusa di inconfessabili rapporti familiari con i loro indagati nell’inchiesta Amara-Centofanti. Concordano la storia e la passano a due quotidiani: Il Fatto e La Verità. Anche qui ci sono strane coincidenze nella firma degli articoli: quello per Il Fatto ha raccontato l’inchiesta Consip accusando la procura di aver protetto Renzi. Quello della Verità che sul caso Siri ha provato a bruciare l’inchiesta di Ielo e Mario Palazzi montando un inesistente giallo sull’intercettazione chiave.

Palamara viene rassicurato da Fava sul buon esito dell’operazione ma i loro telefoni già erano sotto intercettazione. Il 29 maggio i due quotidiani escono con la storia dell’esposto

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