Così il M5S scopre che il Pd non è il male assoluto. Grazie alla vicenda Mps

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In fondo l’abbraccio del Movimento 5 stelle al Partito democratico non appare così drammatico. I grillini per anni ci hanno raccontato che il male era incarnato nel Pd, nella Lega e, soprattutto, in Silvio Berlusconi. Ora, da quando con quel sistema ci sono scesi a compromessi il male è magicamente sparito.

In realtà le cose stanno in maniera diversa. La campagna mediatica a 5 stelle, in più di un’occasione, ha puntato il dito accusatorio nei confronti di persone oneste e limpide. Una macchina che ha costruito dossier fantasma e scoop inesistenti con il fine ultimo di incassare voti e assicurare il ‘vitalizio’ parlamentare specie a chi fino a quel momento era senza lavoro (gran parte dei deputati).

In sostanza, dunque, anche i grillini hanno scoperto che, in fondo, il Pd non era quel male assoluto che una campagna mediatica irresponsabile raccontava.

Gli elettori a 5 stelle hanno scoperto, forse con un po’ di delusione, che gli “scandali” legati al Monte dei Paschi di Siena non esistevano. Niente tangenti, nessun comitato d’affari, nulla di nulla insomma.  E a dirlo non è stato Casalino ma un tribunale di Siena che ha assolto la “banda del 5 per cento”, pietra angolare di tutta la vicenda. Il tutto dopo un’indagine durata ben cinque anni, tra intercettazioni e rogatorie. L’accusa non è riuscita a dimostrare l’associazione a delinquere per il responsabile dell’area finanza della banca, Gianluca Baldassarri, e una serie di funzionari addetti a operazioni finanziarie con la società di intermediazione Enigma. Operazioni dalle quali avrebbero tratto profitti illeciti (la “cresta” del 5 per cento).  

Inchieste che partirono nel 2013, a pochi mesi dalle elezioni, e che portarono alle dimissioni di Giuseppe Mussari, dominus di Mps, dall’Associazione bancaria italiana. Da lì si sviluppò un circo mediatico attorno alla banca vicina al Partito democratico. Mussari, il direttore generale Antonio Vigni e Baldassarri sono già stati assolti in Cassazione. Così anche la seconda “pietra” dello scandalo si è sgretolata. Il presunto scandalo riguardava una presunta maxi-tangente per l’acquisto di banca Antonveneta da parte di Mps dalla banca spagnola Santander che l’aveva da poco acquistata dall’olandese Abn Amro nel 2007. La tangente non è mai stata trovata.

Il problema di Mps è stata la gestione clientelare per cui i crediti deteriorati hanno raggiunto negli anni un’incidenza sugli impieghi doppia rispetto alla media degli istituti bancari nazionali.

L’altro risultato dei titoli di giornale è stato riempire le piazze grilline. Piazze che oggi sanno che il Pd in fondo non è il male assoluto. Almeno fino a quando i vertici a 5 stelle non sdoganeranno anche Berlusconi.

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