Crisi ma non per tutti. Le tv locali si beccano quasi 60milioni di euro di contributi pubblici

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L’atmosfera natalizia ha sempre un fascino particolare e unico. Un po’ per il rito religioso, un po’ per la tradizione folcloristica che la contraddistingue e moltissimo per la moneta sonante che gira e che il capitalismo è riuscito a trasformare in business. Tra i fortunati a ricevere pacchi e doni (e che doni) da mettere sotto l’albero, oltre che i politici, anche le emittenti locali. Alla faccia di chi non può pagarsi nemmeno un pasto caldo.

L’ormai famosa legge del 1998 teoricamente chiamata di Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo”, ma che praticamente regala soldi a destra e a manca, nessuno si è mai sognato di toccare. E nemmeno, manco a dirlo, quel comma 3 dell’articolo 45 che stanzia somme (tante somme) Nell’ambito delle misure di sostegno all’emittenza”. Per quale motivo? “Al fine di incentivare l’adeguamento degli impianti in base al piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva”.

Praticamente lo Stato, cioè noi, paghiamo soggetti privati per agevolarli nel loro business. Nel primo anno, cioè nel 1999, lo Stato, sempre noi, abbiamo ‘donato’ agli editori privati la somma 24 miliardi di lire. Stessa somma nel 2000, mentre nel 2001 i miliardi sono quasi raddoppiati e portati a 33 miliardi. 

Soldi, tanti soldi, che sono arrivati e continuano ad arrivare sui conti correnti delle migliaia di emittenti locali italiane. E, da pochi giorni, sono stati erogati i contributi riferibili al 2013 pari a 56 milioni e 915 euro. Si va dal milione destinato all’emittenza abruzzese fino a quasi gli 8milioni per quella pugliese e veneta. 

Una legge che continua a finanziare un preciso settore privato con la scusa di mantenere livelli occupazionali specie in aree depresse e che autorizza, in pratica, una disparità di trattamento tra i vari settori della comunicazione. Un testo che continua a sostenere un settore che altrimenti sarebbe morto e sepolto da tempo.

Il punto è che il legislatore, quindi la politica, non ha nessuna intenzione di dichiarare la morte di certe realtà da loro controllabili sin dalla notte dei tempi. Se l’Italia fosse un Paese più liberale con meno ‘cricche’ avrebbe una banda larga che ci proietterebbe nel futuro ma a quel punto però chi veramente merita di competere sarebbe d’intralcio per la politica di quattro presuntuosi di tutto l’arco costituzionale.

E la cosa non s’ha da fare per le cricchette pubbliche e private. 

ZdO

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