Csm: si dimette il giudice Criscuoli. L’ultimo rimasto coinvolto nel caso Palamara

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Il Vice Presidente del Csm David Ermini ha ricevuto ieri, in tarda serata, la lettera del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la quale sono state trasmesse le dimissioni del consigliere Paolo Criscuoli da componente del Consiglio superiore. Il Capo dello Stato ha ravvisato nella lettera di dimissioni presentata da Criscuoli senso di responsabilità e rispetto delle istituzioni.

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“Con profondo rammarico comunico che ho rassegnato direttamente nelle mani del presidente della Repubblica le mie dimissioni quale componente del Consiglio Superiore della Magistratura, chiedendo contestualmente il collocamento in ruolo” scrive il togato Paolo Criscuoli. “Compio questo gesto esclusivamente per il profondo rispetto che nutro nei confronti dell’Istituzione e del suo presidente, – continua Criscuoli – pur consapevole che avevo pieno diritto ed anzi sentivo il dovere di continuare a ricoprire la carica consiliare. Dopo aver assolto il mio diritto-dovere di difesa, in sede di indagine disciplinare, attraverso un esauriente interrogatorio, cui mi sono sottoposto, senza remore, riserve o condizioni, avevo maturato, infatti, la decisione di riprendere l’esercizio delle funzioni consiliari, per avere la piena coscienza di non aver mai tradito il mio mandato”.

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“Infatti ritenevo e ritengo che l’assoluta mancanza di predeterminazione alla partecipazione, prima, e la mancanza di interlocuzione poi, durante incontro del maggio scorso in cui sono rimasto silente – prosegue – e avulso dalla conversazione senza dare alcun contributo, siano elementi che non lasciano dubbio alcuno sull’assoluta correttezza del mio comportamento specchiato e lontano da interessi extraconsiliari e/o politici”. “Senonché quando ho comunicato la mia intenzione di riprendere l’attività consiliare, ho dovuto constatere che alcuni consiglieri togati avevano rappresentato all’Ufficio di Presidenza – continua Criscuoli – che evidentemente ne ha preso atto, l’intenzione di abbandonare i lavori del Plenum ovvero di non parteciparvi facendo mancare il numero legale, qualora l’avessi fatto”.

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“Tale fatto, di evidente e no dissimulata conculcazione delle mie prerogative di componente in carica del Csm, è stato seguito da ulteriori ed indebite iniziative anche da parte di alcuni componenti dell’Anm. E’ la legge a stabilire i presupposti per la sospensione o per la decadenza dalla carica di un consigliere – spiega ancora – il quale, al di fuori di tali ipotesi, ha il diritto di espletare il suo mandato; a ciò si aggiunge solo la coscienza individuale che non può essere coartata da indebite interferenze esterne o comportamenti scomposti”.

“Del resto già in passato si è verificato che un consigliere, sottoposto a procedimento disciplinare, continuasse a svolgere il proprio mandato in attesa dell’esito del procedimento senza che ciò abbia avuto alcun impatto sulla funzionalità dell’organo – continua ancora – Ciò nonostante, in modo del tutto arbitrario, perché al di fuori di qualsiasi perimetro normativo, con le predette condotte, per come riportate dalla stampa e non smentite, certamente non connotate da correttezza istituzionale, si è ritenuto di poter interferire sull’esercizio della funzione e sull’attività del Consiglio”.

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“A ciascuno il giudizio sui motivi, intenzioni e finalità di tali condotte; certo si ha la percezione di una magistratura percorsa da inquietudini, che guarda al ‘particulare’ e sensibile più alle pulsioni di uno stato etico che alla applicazione dei precetti di un stato di diritto – prosegue Criscuoli – Non mi sono mai riconosciuto in un simile modo di essere, riconoscendomi, invece, nella magistratura che, quotidianamente e in modo silente, si impegna ad applicare la legge ed a tutelare l’esercizio dei diritti di ciascuno, con coscienza”.

“A questa magistratura oggi ritengo giusto tornare, non perché influenzato da simili eventi, ma per mettere al riparo l’Istituzione da condotte che avrebbero creato una situazione di ‘muro contro muro’ e che, certamente, avrebbe leso l’immagine di tutta la magistratura – conclude Criscuoli – Esprimo il mio grande dispiacere, in particolare agli oltre 500 colleghi che in occasione delle elezioni del 2018 mi hanno dato la loro fiducia, per questo passo che mi impedisce di svolgere il mandato affidatomi e di portare a termine il progetto di riforma, ordinamentale e culturale che altri, dopo di me, sono sicuro sapranno riprendere”.

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Criscuoli, togato di MI, era tornato pochi giorni fa, il 9 settembre, al lavoro a Palazzo dei Marescialli, dopo un periodo di autosospensione. Si era tolto dall’incarico il 4 giugno scorso, dopo essere stato tirato in ballo nell’inchiesta della Procura di Perugia sul tentativo di condizionamento delle nomine dei vertici di alcuni degli uffici giudiziari più importanti d’Italia, in cui tra gli altri, è indagato per corruzione l’ex consigliere del Csm, Luca Palamara.

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Criscuoli, insieme ad altri consiglieri togati aveva partecipato alla riunione notturna nell’albergo romano con l’ex pm Luca Palamara e i deputati del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti per discutere di nomine ai vertici delle Procure, Criscuoli (della corrente Magistratura indipendente). A differenza di Antonio Lepre, Corrado Cartoni (anche loro di Mi), Luigi Spina e Gianluigi Morlini (di Unocost), non si era poi dimesso. Annunciando, anzi, di voler riprendere il suo posto dopo un periodo di aspettativa. E rivendicando la propria innocenza e l’assenza di frasi compromettenti nelle intercettazioni che hanno scoperchiato il caso.

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