“Diabolik”, l’Irriducibile che si è fatto strada tra droga e fascismo

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Fabrizio “Diabolik” Piscitelli, ucciso a 53 anni con un colpo di pistola dietro l’orecchio, era l’Irriducibile che nell’era Cragnotti curava gli affari della Curva Nord dell’Olimpico.

Poi c’era, come riferisce Repubblica, Fabrizio Toffolo il capo violento: sarà gambizzato due volte, si perderà in questioni di droga. Yuri Alviti il tassinaro era il mazziere. Paolo Arcivieri il politico, vicino ad Alessandra Mussolini, regista degli striscioni per Fini e Alemanno sindaci. Lui, Fabrizio Piscitelli, alto, magro in gioventù, su radio e giornali ripeteva: “Siamo fascisti, gli ultimi rimasti”. Diabolik era soprattutto quello che insieme alla moglie si era intestato il 50 per cento dei negozi con il logo di Mr. Enrich: Original Fans.




Le intercettazioni nel 2006 fecero emergere il tentativo dei quattro di portare Giorgione Chinaglia alla guida del club intimidendo Lotito:

“C’ho i negozi che non comprano più, l’euforia manca, se rimane ‘sto bastardo noi dovemo fargli la guerra”.

La guerra l’ha vinta Lotito: i quattro sono stati condannati in primo grado per il tentativo di estorsione. Piscitelli ha preso tre anni e sei mesi.

Diabolik amava il tifo all’inglese. Nelle tempo il suo profilo criminale si è fatto sempre più spesso, così incorniciato da un’informativa dell’Antimafia:

“Soggetto pericoloso da oltre 25 anni, ha vissuto costantemente all’insegna della prepotenza e della sopraffazione sul prossimo”.

A Radio Sei, ai tempi del primo Lotito, i quattro ottennero una trasmissione, la Voce della Nord: dallo studio minacciavano gli avversari in diretta telefonica e orchestravano la campagna anti-presidente.

Nella fase di estromissione dallo stadio, un diffidato ad honorem, Piscitelli ha fatto crescere il giro d’affari affidandosi agli stupefacenti. Nel 2013 viene arrestato per un traffico internazionale di hashish gestito da Michele Senese. Qualche tempo dopo le inchieste su Mafia capitale evidenziò la sua forte vicinanza a Massimo Carminati. Il Cecato dirigeva al Ponte Milvio. Una, quella dei napoletani, “è capitanata da Fabrizio Piscitelli, l’altra, quella degli albanesi, da ‘Il Pugile’ e ‘Riccardino'”. Diabolik si lega alla camorra insediata a Roma che controlla lo spaccio al Parco degli Acquedotti, a Cinecittà.

Nel 2016 la Finanza gli sequestra 2,3 milioni di euro, compresa la villa a Grottaferrata. Dunque, ritorna alla sua Lazio, profittando di uno sciopero del tifo che aveva desertificato la Nord. Chiede un incontro a Matteo Salvini: “Devi azzerare tutti i Daspo sui martiri del calcio, i capi ultras”. Rivendica lo striscione per Mussolini vicino a Piazzale Loreto, autorizza il volantino che chiede alle donne di non occupare i primi dieci gradini della curva e derubrica a goliardata i manifesti sui romanisti uguali ad Anna Frank. Lo scorso 6 maggio una bomba artigianale esplode nella sede degli Irriducibili, sempre all’Appia. “Se vogliono tornare al terrorismo degli Anni ’70 siamo pronti”.

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