Diciotti: l’articolo del Codice penale che incastra il governo. E che i 5 stelle boicottano.

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Dunque, sul caso Diciotti gli iscritti del Movimento 5 Stelle sono chiamati a votare sulla piattaforma Rousseau per esprimere un loro giudizio sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno è stato indagato dal Tribunale dei ministri di Catania che, a sua volta, ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti.



Nella notte tra il 15 e il 16 agosto scorso 177 migranti alla deriva su un barcone vennero soccorsi dalla nave Ubaldo Diciotti (guardia costiera italiana) a largo di Lampedusa. Dopo sei giorni alla deriva in attesa di ordini, il ministro Danilo Toninelli diede il permesso di attraccare nel porto di Catania. Salvini, però, impedì lo sbarco dei migranti almeno fino a quando gli altri Paesi europei non avrebbero accettato di ospitarli all’interno dei loro confini. Nel frattempo la Procura di Agrigento decise di aprire un “indagine contro ignoti” per trattenimento illecito e sequestro di persona.

L’accordo con gli altri Paesi sarebbe dovuto avvenire prima dello sbarco perché, altrimenti, i migranti sarebbero dovuti rimanere tutti in Italia a causa del Regolamento di Dublino il quale impone che il primo Paese di approdo debba farsi carico di tutti i migranti che arrivano. Salvini, d’accordo con il Ministro dei Trasporti Toninelli, il Vice Presidente del Consiglio Di Maio e con il Presidente Conte, negò quindi lo sbarco fino a che l’accordo non fosse stato raggiunto. Per questa vicenda il Tribunale dei Ministri di Catania decise di inquisire il Ministro dell’interno perché fu considerato il ritardo dello sbarco dalla nave un sequestro di persona.

E, oggi, in maniera molto curiosa, tutto l’establishment pentastellato è compatto nel negare l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini al punto che Di Maio e Conte si sono accusati dello stesso reato di Salvini. Infatti, proprio per questo, la procura aprirà un fascicolo anche su di loro.

A scontro in atto, tra politica e magistratura, dal Blog, i 5 stelle lanciano una votazione online per capire cosa ne pensa la base.

“Tra il 20 e 25 agosto scorso – si legge nel Blog delle stellementre 137 migranti si trovavano sulla Diciotti, ovviamente con assistenza sanitaria e alimentare, il Ministro degli Esteri e il Presidente del Consiglio Conte stavano sentendo i leader degli altri paesi europei affinché ognuno accogliesse la propria quota di migranti.  Questo quindi non è il solito voto sull’immunità dei parlamentari – si sottolinea nel post – Di quei casi si occupa l’articolo 68 della Costituzione, e su quelli il MoVimento 5 Stelle è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità, niente insindacabilità. Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali. Questo è un caso diverso: stiamo parlando infatti dell’articolo 96 della Costituzione. Nello specifico questo è un caso senza precedenti perché mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al Parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell’esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale (tangenti, truffa, appalti, etc): in questo caso non ci porremmo neppure il problema e lo spediremmo in tribunale”

“Salvini – spiega Gianluigi Paragone in una diretta Facebook – è il ministro dell’Interno di un governo che ha deciso di inchiodare l’Ue alle sue responsabilità. Quella sulla Diciotti è stata una decisione politica. La Ue ci deve essere senza legarsi le mani. L’unica domanda cheha un senso è quella che poniamo su Rousseau, e che riguarda sulla presenza o meno dell’interesse nazionale. Non c’è Salvini o la Lega, ma c’è un ministro dentro un governo che ha condiviso collegialmente la decisione presa. Voterò sì per questo sulla piattaforma. Questo interesse nazionale lo ho visto e lo vedo ancora”, conclude Paragone.

In tutta la propaganda grillina, però, manca un dato molto importante. In realtà manca l’enunciazione di una legge che parrebbe condannare senza se e senza ma la condotta di Salvini e, dunque, di tutto il governo.

L’art. 289 ter del Codice penale (Codice penale, LIBRO SECONDO – Dei delitti in particolare, Titolo I – Dei delitti contro la personalità dello stato, Capo II – Dei delitti contro la personalità interna dello stato) recita che:

“Chiunque, fuori dei casi indicati negli articoli 289-bis e 630, sequestra una persona o la tiene in suo potere minacciando di ucciderla, di ferirla o di continuare a tenerla sequestrata al fine di costringere un terzo, sia questi uno Stato, una organizzazione internazionale tra più governi, una persona fisica o giuridica o una collettività di persone fisiche, a compiere un qualsiasi atto o ad astenersene, subordinando la liberazione della persona sequestrata a tale azione od omissione, e’ punito con la reclusione da venticinque a trenta anni.”

Dunque, la legge parla chiaro. Non si capisce per quale motivo, soprattutto per i grillini, il ministro dell’Interno non dovrebbe rispondere delle azioni come un comune cittadino.

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