Divina Provvidenza, Azzollini tira dentro Legnini e Tancredi

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Il senatore Antonio Azzollini sta scatenando qualche malumore e, forse, qualche imbarazzo tra un paio di pesi massimi della politica abruzzese. Antonio Del Furbo

Il senatore Ncd nelle nove pagine di documento presentate alla Giunta delle Immunità del Senato, per difendersi dalla richiesta della procura di Trani che lo vuole agli arresti domiciliari per i presunti fatti legati al crac della casa di cura Divina Provvidenza, indica due politici: Paolo Tancredi(Pdl) e Giovanni Legnini (Pd), attualmente vice del Csm.

Cosa c’entrano nella vicenda?

I giudici di Trani, nei giorni scorsi, hanno arrestato una decina di persone accusate di associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta che, per effetto, avrebbero creato un bilancio negativo di 500 milioni di euro (di cui 350mln nei confronti dello Stato) per via di assunzioni clientelari e bilanci falsificati. Azzollini però non ci sta e nella prima riunione della Giunta delle Immunità del Senato, ha presentato una lettera precisando rivelando che il pm che lo ha indagato, Antonio Savasta, aveva un fratello che ricopriva un ruolo proprio nella casa di cura in cui Azzollini è indagato. Il senatore Ncd mette a fuoco un punto:“tra i primissimi atti ufficiali del commissario straordinario” Bartolomeo Cozzoli arriva il conferimento dell’incarico “all’avvocato Maurizio Savasta, fratello del pm presso il tribunale di Trani, Antonio Savasta”

E ieri, nuovamente ascoltato dalla Giunta del Senato, ha presentato una memoria di nove pagine. Azzollini torna ad attaccare nuovamente gli inquirenti e tira in ballo i due colleghi abruzzesi che all’epoca erano i relatori dell‘emendamento che avrebbe favorito la casa di cura. “Ho riferito tutto quello che dovevo e ho presentato tutti i documenti” ha detto Azzollini al Fatto

La norma secondo Azzollini

Nella sua difesa Azzollini sostiene che l’emendamento in cui sono presenti le norme ritenute dagli inquirenti a favore della casa di Cura Divina Provvidenza, ovvero quella che ha permesso la proroga biennale della sospensione del versamento dei tributi e dei contributi, fu firmata proprio da Paolo Tancredi, allora in commissione Bilancio, e Giovanni Legnini (Pd).

Questione di persecuzione politica

Per Azzollini, quindi, la persecuzione è politica. Nella memoria difensiva scrive che è stato tirato dentro per il:“ruolo di parlamentare e di presidente della commissione Bilancio. Il potere legislativo subisce una lesione gravissima – prosegue – sia in quanto volta a sconvolgere l’equilibrio costituzionale tra poteri dello Stato, sia in quanto del tutto indimostrata e fondata su assiomi e mere congetture configurandosi in tal modo un uso arbitrario ed improprio del potere giudiziario che, per dettato costituzionale, invece, è preposto alla pronuncia della corretta osservanza della legge. In questo caso viceversa, ad essere processato è un provvedimento legislativo che avrebbe consentito all’Ente Cdp di beneficiare di sospensioni e dilazioni nei pagamenti di oneri fiscali e previdenziali così da continuare a restare in vita”.

Dunque per Azzollini le cose stanno in questo modo:“ll penultimo provvedimento legislativo di proroga biennale della sospensione del versamenti dei tributi e dei contributi contenuti nel decreto Milleproroghe (…) è stato inserito nella legge di stabilità 2013 a seguito dell’emendamento n. 19000 a firma dei relatori della V commissione Bilancio del Senato (senatori Paolo Tancredi, appartenente al gruppo parlamentare del Popolo della libertà e Giovanni Legnini, appartenente al gruppo parlamentare del Partito democratico)”.

Legnini:“scarsa conoscenza dei regolamenti”

Giovanni Legnini non ha tardato a intervenire sulle dichiarazioni di Azzollini:“I relatori di maggioranza di un provvedimento legislativo, tanto più della Legge di bilancio sottoscrivono tutti gli emendamenti frutto di accordo della maggioranza che sostiene il Governo o quelli richiesti dal Governo. La norma in questione, infatti, che recepiva un emendamento del gruppo Pdl, che sosteneva il Governo Monti, confluì prima nell’emendamento finale dei relatori insieme a molte altre proposte, e poi, nel maxi-emendamento del Governo, votato a larga maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Ciò accadde nel 2012 come in migliaia di altre occasioni di sottoscrizione di emendamenti. Non ero a conoscenza dell’esistenza della Casa di cura Divina Provvidenza, né dei rapporti tra il senatore Azzollini e tale istituto, né potevo sapere che la stessa avesse sede nel territorio oggetto di proroghe fiscali. D’altronde – conclude – i magistrati che procedono sanno bene che l’attività legislativa è insindacabile”.

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