“È più violenta la mafia o il Csm?”

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Così si intitolava un mio documento del 29.1.1990, poi raccolto in La storia di Aids, uno dei miei libri.

di Alfonso Luigi Marra

Un documento che pubblicai in Fermiamo Le Banche, una mia rubrica sul settimanale Bric e Brac che, proprio in seguito a quello scritto, mi fu tolta per intervento di non so quali ambiti giudiziari.

Un documento nel quale appunto formulavo quel quesito per poi concludere che è molto più violento il CSM e la magistratura cogliendo occasione dal fatto che, anni prima, il CSM aveva sfacciatamente archiviato un mio esposto in cui lamentavo di aver subito un’estorsione da Cono Lancuba, un notissimo PM, poi deceduto, il quale, sotto gli occhi di tutti, a Napoli, per anni, ne aveva fatte di tutti i colori, finché le contraddizioni frutto delle sue troppe ‘gesta’ ne causaronol’arresto e l’espulsione.

Più violenta la magistratura, spiegavo, perché la mafia le persone le uccide a una a una, a dieci a dieci, a cento a cento, mentre la magistratura, con il suo ‘sapiente’ fare o non fare, o fare così anziché colì, con la sua mostruosa sudditanza alle banche e alle lobby, con il regime di fraudolenza di fondo che connota il suo operato, causa la morte di milioni di persone e la sofferenza e la rovina dell’intera società.

Una magistratura che – per concorrere a rendere inaccessibile la giustizia ai cittadini al fine di consentire la perpetuazione delle frodi tariffarie, dei delitti della Pubblica Amministrazione, delle banche, delle assicurazioni, delle lobby, della BCE – si finge sommersa da processi che per la stragrande maggioranza un uomo diligente potrebbe risolvere al ritmo di cento al giorno, o finge di non capire che dovrebbe obbligare lo Stato a rendere la giustizia gratuita perché, quando le conviene, è in grado di piegare qualunque forza a fare quel che vuole.

Una magistratura piena di onesti e di buoni però ciechi, sordi e muti in relazione ai veri nemici delle società e con la bocca piena di parole solo contro la delinquenza comune.

Una magistratura che ora, di fronte allo scandalo, anziché inginocchiarsi, cospargersi il capo di cenere, riconoscere le sue colpe e soprattutto mettersi a fare il suo dovere contro i grandi crimini, a partire dal signoraggio, si sforza di far cadere le colpe su un certo numero di capri espiatori.

Ebbene, amici miei, ricordate le da me già citate parole di Sainte Beuve quando scrive: «non tutti i delinquenti sono moralisti, ma non ho mai conosciuto un moralista che non fosse un delinquente»? Ecco, la magistratura è la massima esemplificazione di quell’espressione.

Una decina di migliaia di onesti che, in realtà, come avrebbe detto il mai abbastanza deprecato Di Pietro, non possono non sapere..

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