Elezioni Abruzzo: spocchia a 5 stelle

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Dunque, si è chiusa la parentesi elettorale abruzzese. I big nazionali della politica torneranno nelle loro residenze soddisfatti (non tutti) per l’ottimo lavoro svolto.


Rimane, però, una forte delusione dalle parti del Movimento 5 stelle, il partito che, per intenderci, doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e che, molto probabilmente, non ha ancora trovato l’apriscatole. Il tonfo elettorale ha talmente scosso le anime a 5 stelle che i fan della community “Noi che vogliamo un’Italia a 5 Stelle” hanno commentato il risultato deludente del Movimento in Abruzzo con una foto dell’aspirante governatrice e poi l’accusa: “Tutto il bene fatto non è servito a niente. La politica del clientelismo e del servilismo, unito a una buona dose di ignoranza, ha avuto la migliore”.

La migliore? Una sgrammaticatura che nemmeno Di Maio riuscirebbe meglio. Non si tratta di una pagina ufficiale del Movimento, né della candidata Sara Marcozzi, ma è comunque una community con quasi 300 mila follower.

Comunque, lo stato maggiore del Movimento non parla di sconfitta. La stessa Sara Marcozzi, bocciata per la seconda volta dagli elettori, è convinta che “Non è la sconfitta del M5s ma della democrazia. Noi abbiamo tenuto rispetto alle precedenti regionali, altri hanno fatto grandi ammucchiate come hanno potuto vedere gli abruzzesi”. E, dunque, “Non abbiamo nulla da rimproverarci.” E guai a dire di mettersi da parte:“Abbiamo fatto un ottimo lavoro negli ultimi cinque anni e negli ultimi due mesi e continueremo a lavorare per il bene dell’Abruzzo. Continueremo a lavorare per una sanità migliore, per il miglioramento delle infrastrutture e per quello a cui tengono gli abruzzesi”.

Le parole della Marcozzi si commentano da sole, visto che non lasciano spazio ad autocritiche. Hanno perso, evidentemente, anche per la spocchia della candidata grillina che non poteva e non doveva essere ricandidata a presidente di Regione visti i risultati ottenuti nella precedente corsa elettorale. E poi, come si poteva dare credibilità a un movimento che a livello nazionale governa con la Lega e a livello regionale dice peste e corna della Lega? “La Lega (nord) non cambia” scrivevano sulla pagina del Movimento abruzzese riferendosi alle dichiarazioni del Ministro Bussetti. “Al nord fondi al sud si chiede impegno e sacrificio”. “Marco Bussetti, ministro dell’istruzione in quota lega e professore di educazione fisica, forse non sa, che i nostri insegnanti emigrano nelle altre regioni e contribuiscono a tenere alti gli standard anche del nord. Un discorso assurdo per un ministro”.

Comunque, è evidente che chi poteva portare il Movimento molto vicino a percentuali lodevoli era un unico candidato: Domenico Pettinari.

“Con 9563 preferenze personali – ha scritto Pettinari – sono risultato il consigliere regionale più votato in assoluto tra tutti i partiti in gara! Il vostro sostegno mi ha fatto commuovere. Oggi sento più forte la responsabilità di continuare a combattere per la mia gente come ho sempre fatto . Senza fermarmi mai.”

Il movimento abruzzese ha invece scelto la Marcozzi chiaramente non all’altezza del ruolo e “imposta” con una seconda chiamata alle regionarie dopo che la prima fu annullata per oscure ragioni.

“Gli elettori hanno sempre ragione” scrive il deputato Andrea Colletti “per due semplici fatti: 1) è la democrazia; 2) subiranno loro stessi le conseguenze del loro voto, nel bene o nel male. Quindi posso capire benissimo la delusione tra attivisti, eletti e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle ma i risultati delle elezioni vanno sempre accettati, sia quando sono a nostro favore che quando ci vanno contro.”

Poi Colletti va al punto della questione:“dovremmo capire che la nostra forza sono gli attivisti ed i consiglieri comunali. Dovremmo smetterla di utilizzarli esclusivamente come risorse da campagna elettorale ma coinvolgerli, a tutti i livelli, nelle decisioni. Perché, per me, un attivista o un consigliere comunale, che dedicano del tempo togliendolo al lavoro, alla famiglia o anche al tempo libero in cambio di nulla, vale molto di più di un anonimo votante su Rousseau, magari iscritto da qualcuno.”

Dunque, l’onorevole è per la riscoperta dei vecchi valori della politica: l’umanità. Una stoccata, quindi, a chi ha gestito la campagna elettorale.

“Poi, sapendo che non abbiamo il sistema di clientele del centro sinistra o del centrodestra e che non diamo risposte semplici a problemi complessi come la destra, dovremmo capire meglio come spiegare alla gente cosa stiamo facendo (il tanto che stiamo facendo) senza pensare che servano solo conferenze stampa o ministri che vengono a fare passerelle. Dobbiamo tornare come eravamo, in mezzo alla gente.” Infine Colletti propone di essere “meno verticistici, sia a livello nazionale che regionale. Non siamo gli altri partiti e non possiamo solamente essere dei pigiabottoni di scelte prese in altri luoghi. Dobbiamo coinvolgere i ‘migliori’ di questo paese, chi, avendo saldi determinati principi e valori, possa portare un plus di competenze. Dovremmo, credo, tornare ad essere, anche al nostro interno, meritocratici, senza figli e figliastri in base a simpatie personali.”

Al momento, però, caro onorevole la spocchia dell’establishment abruzzese vi ha fatto perdere. Chissà se quei figli e figliastri saranno in grado di mollare le poltrone conquistate con un click.

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