Enrico Berlinguer: 35 anni senza un leader

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C’è un vuoto, profondo, che separa questa epoca, questi anni, dagli anni ’80. Da quell’11 giugno del 1984 per l’esattezza. La notizia si diffuse rapidamente in tutta Italia: Enrico Berlinguer morì quel giorno di 35 anni fa alle 12.45 per un’emorragia cerebrale.

Berlinguer stava tenendo un comizio a Padova, sul palco di Piazza della Frutta, in occasione delle elezioni europee. Durante quell’intervento venne colpito da un ictus che lo costrinse a una pausa mentre si apprestava a pronunciare la frase: “Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda”. Nonostante le condizioni critiche andò avanti fino alla fine. Rientrato in albergo in albergo, si addormentò sul letto della sua stanza, è andò subito in coma. 

L’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini si recò in ospedale per vederlo e baciarlo sulla fronte. “Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta” disse mentre lo trasportava sull’aereo presidenziale. Al funerale del 13 giugno parteciparono un milione di persone: il presidente si chinò con la testa sopra la bara, baciandola tra gli applausi dei presenti.

Enrico Berlinguer era pieno sostenitore dell’autonomia dei partiti nazionali comunisti occidentali che dovevano essere svincolati dall’influenza della Russia e della Cina. Una rottura che fu sancita con alcuni interventi fatti al comitato centrale del Partito comunista sovietico. A Mosca, nel 1969, disse:

“Noi respingiamo il concetto che possa esservi un modello di società socialista unico e valido per tutte le situazioni. Ogni Paese ha la sua storia. Ogni partito opera in una realtà storicamente determinata e condizionante”.

I socialisti di Francesco De Martino, fecero un patto di unità d’azione con Berlinguer perché appoggiavano la sua tesi. E lui spiegava:

“siamo i comunisti italiani, ma non cessiamo di credere nei valori del comunismo che sono eguaglianza e libertà, era il suo credo”. “Se voi leggete quello che scrissero nel Manifesto del partito comunista Marx ed Engels, nel 1848, troverete che le libertà borghesi sono libertà fondamentali alle quali i comunisti affiancano l’eguaglianza, che è molto più importante della libertà. Questa è la distinzione tra noi che siamo comunisti e i liberaldemocratici socialisti del resto d’Europa: quando avremo affermato insieme alla borghesia dei vari paesi la libertà, allora faremo la rivoluzione proletaria per affiancare alla libertà l’eguaglianza. E ‘libertà ed eguaglianza’ sarà il nostro motto mondiale”.

Una raccolta di pensieri di Enrico Berlinguer in grado di raccogliere la sua personalità e le sue visioni.

“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela”.

“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”.

“Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”.

“La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”.

“Io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi piace scagliare anatemi, gli anatemi sono espressioni di fanatismo e v’è troppo fanatismo nel mondo”.

“La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di sviluppo economico, di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande “compromesso storico” tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano”.

“L’esperienza compiuta ci ha portato alla conclusione che la democrazia è oggi non soltanto il terreno sul quale l’avversario di classe è costretto a retrocedere, ma è anche il valore storicamente universale sul quale fondare un’originale società socialista”.

“Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza”.

“Il rispetto delle alleanze non significa che l’Italia debba tenere il capo chino”.

“Sul sole dell’avvenire oggi discutono più gli scienziati che i comunisti”.

“Noi siamo comunisti. Lo siamo con originalità e peculiarità, distinguendoci da tutti gli altri partiti comunisti: ma comunisti siamo, comunisti restiamo”. 

“Il comunismo è la trasformazione secondo giustizia della società”

“Non ci può essere inventiva, fantasia, creazione del nuovo se si comincia dal seppellire se stessi, la propria storia e realtà”
Rinascita

“Occorre che con audacia e con intelligenza ci si sappia liberare da ogni scolastica applicazione della nostra dottrina intesa come dogma, o da orientamenti che non sono più adeguati all’esperienza e alle condizioni storiche attuali, per camminare verso vie nuove di avanzata verso il socialismo” 

“La nostra principale ‘anomalia’ rispetto a diversi altri partiti comunisti e operai è che noi siamo convinti che nel processo verso questa mèta bisogna rimanere – e noi rimarremo – fedeli al metodo della democrazia. L’”assalto al cielo” – questa bellissima immagine di Marx – non è per noi comunisti italiani un progetto di irrazionalistica scalata all’assoluto”.

L’ultimo comizio

“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La prova per questo obbiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.”

“Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo…”

“La cosa che mi preoccupa in Craxi è che certe volte mi sembra che pensi soltanto al potere per il potere”

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