Fisco, l’Italia dei vippetti e dei papponi

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L’Italia è dei soliti furbi c’è poco da dire e da fare. Sì perché la mentalità italiana è fondamentalmente mafiosa e, quindi, ogni iniziativa pronta a rimuovere questo cancro tutto nostrano inevitabilmente si traduce in un nulla di fatto. Servirebbe, forse, quel famoso centro di gravità permanente a cui sta tanto a cuore a Franco Battiato e buttarci dentro un po’ di ‘monnezza’ politica e imprenditoriale. Variando però la destinazione d’uso da ‘centro di gravità permanente’ a ‘centro smafizzazione permanente’.

L’Italia è dei soliti furbi c’è poco da dire e da fare. Sì perché la mentalità italiana è fondamentalmente mafiosa e, quindi, ogni iniziativa pronta a rimuovere questo cancro tutto nostrano inevitabilmente si traduce in un nulla di fatto. Servirebbe, forse, quel famoso centro di gravità permanente a cui sta tanto a cuore a Franco Battiato e buttarci dentro un po’ di ‘monnezza’ politica e imprenditoriale. Variando però la destinazione d’uso da ‘centro di gravità permanente’ a ‘centro smafizzazione permanente’. Chissà, magari potremmo liberarci di molti personaggi inutili che non si sono fatti da soli ma si sono fatti grazie all’appoggio di cricche e cricchette.

La Guardia di Finanza setaccia l’Italia

Sono 4.933 gli evasori totali scoperti dalla Guardia di finanza da gennaio a oggi. Hanno nascosto redditi per 17,5 miliardi di euro e 1.771 di loro sono stati denunciati, nei casi più gravi, per omessa dichiarazione dei redditi. «Si tratta di soggetti – spiegano le Fiamme gialle – che, pur svolgendo attività imprenditoriali o professionali, erano completamente sconosciuti al fisco e hanno vissuto alle spalle dei contribuenti onesti, usufruendo di servizi pubblici che non hanno mai contribuito a pagare, intestando spesso beni e patrimoni a prestanomi o a società di comodo». Poi aggiungono:«All’economia sommersa sono legate diverse manifestazioni di illegalità tra cui l’evasione fiscale e contributiva, lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, le frodi in danno del sistema previdenziale e soprattutto lo sfruttamento di manodopera irregolare». Quindi:«l’economia sommersa e lo sfruttamento dei lavoratori oltre a danneggiare le casse dello Stato, alterano le regole del mercato, creando un illecito vantaggio competitivo ai danni dei contribuenti onesti».

I dati sul lavoro sommerso

Da gennaio a oggi sono 19.250 lavoratori irregolari, di cui 9.252 impiegati completamente in nero, da parte di 3.233 datori di lavoro. Riscontrati numerosi fenomeni di “caporalato” collegati a gravi forme di prevaricazione e violenza a danno dei lavoratori, generalmente immigrati e clandestini, sottopagati e costretti a lavorare in condizioni igienico-sanitarie precarie ed in violazione delle più elementari norme di sicurezza. In provincia di Palermo, su 20 esercizi controllati, tra bar, ristoranti, pasticcerie e stabilimenti balneari, 18 sono risultati irregolari per quanto riguarda la posizione dei dipendenti: il caso più eclatante, quello di un ristorante in cui 6 lavoratori su 12 non erano in regola. A Brindisi, infine, sono stati individuato 564 lavoratori irregolari, di cui 329 completamente “in nero”, sviluppando le indagini che avevano già portato all’arresto di 15 responsabili di un’associazione a delinquere dedita a gravi reati nei confronti di extracomunitari in condizioni economiche disperate, impiegati nella costruzione di campi fotovoltaici nel Salento, sottopagati e pesantemente sfruttati, senza alcun diritto assistenziale e previdenziale.

Contraffazioni

Dall’inizio dell’anno a oggi, le Fiamme gialle hanno sequestrato in tutta Italia 64 milioni di prodotti contraffatti: oltre 5mila i responsabili denunciati, di cui 50 tratti in arresto perche’ affiliati ad organizzazioni criminali operanti nell'”industria del falso”. Seimilacinquecento le operazioni di controllo del territorio e le indagini anticontraffazione, in media 30 al giorno.

In particolare, sono stati ritirati dal mercato 34 milioni di “tarocchi”, 27 milioni di prodotti pericolosi e quasi 3 milioni di falsi “made in Italy”; è stato sottratto al giro d’affari dell’economia criminale un valore stimabile in oltre 700 milioni; sono state scoperte, nel ricostruire la “filiera dei falsi” fino all’origine, 400 “imprese illecite” adibite a opifici e depositi. Molti i casi significativi. Da Vicenza sono partite le indagini che hanno portato al sequestro di 320mila borse ed accessori per abbigliamento contraffatti insieme alle attrezzature ed ai cliché per lo stampaggio rinvenuti in un caveau nascosto in uno degli opifici clandestini gestiti da un’organizzazione di italiani, romeni, senegalesi e marocchini con produzione in Campania e Lombardia; mentre a Pesaro una vasta inchiesta si è conclusa con la denuncia di 30 responsabili ed il sequestro di 2.700 tonnellate di falsi “biologici” contaminati da organismi geneticamente modificati (Ogm), agenti chimici vietati in agricoltura e, in alcuni casi, pesticidi tossici (granaglie, mais, semi di soia ed olio importati da Moldavia, Ucraina, Turchia ed India). A Lecce venivano falsificati detersivi e prodotti per l’igiene personale delle più note marche; a Gioia Tauro, in un container appena arrivato al porto, sono state trovate e sequestrate 12 tonnellate di sigarette contraffatte e confezionate con tabacco di provenienza sconosciuta. Falsari iperattivi anche on line: per ingannare gli acquirenti, si presentavano come rivenditori ufficiali di note griffe di moda, proponendo forti sconti. Quindici i domini sono oscurati in collaborazione con l’Antitrust, mentre un altro è stato sequestrato dalla Guardia di finanza.

Abruzzo, cinesi che sfruttano italiani

La regione all’avanguardia per il lavoro nero è l’Abruzzo. I cinesi insediati in Abruzzo sono migliaia e che, grazie allo sfruttamento dei lavoratori italiani, allargano sempre più i loro settori d’interesse economico. 22 i laboratori tessili e di pelletteria sequestrati nel teramano in seguito ad un’operazione della Gdf. Lavoratori trovati senza tutela e locali senza un minimo di sicurezza. Sono stati 30 i laboratori irregolari, 296 i lavoratori extracomunitari, di cui 75 in nero. 

Un’azienda su due vive di lavoro nero

A fronte di 1344 imprese controllate dall’Ispettorato del lavoro di Chieti ben 75 sono risultate irregolari. Sono 939 gli illeciti amministrativi e 684 quelli penali riscontrati. Ancora. 888 lavoratori irregolari, di cui 190 impiegati totalmente in nero. 

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