Flixbus: l’emendamento voluto dai Conservatori e Riformisti che blocca la libera concorrenza

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Altro che industria 4.0, altro che liberalizzazione: ora tentano (ovviamente in parlamento) di bloccare le aziende innovative.

Ed è tutto scritto, nero su bianco, nel decreto Milleproproghe. Scartabellando tra gli emendamenti ce n’è uno che non piace per niente a Flixbus, la società degli autobus low cost.

“Un blitz in piena regola” lo ha definito l’amministratore delegato Andrea Incondi di Flixbus Italia. 

Ed è stata fatta una vera e propria furbata visto che un emendamento, è stato scritto in fretta e furia e inserito all’ultimo momento nel decreto approvato il 16 febbraio in Senato.

Con questa furbata, Flixbus rischia di diventare illegale, perché, spiega Incondi, “le autorizzazione alle tratte interregionali potranno essere concesse soltanto a chi ha come attività principale è il trasporto di passeggeri su strada. E, siccome Flixbus è prima di tutto una piattaforma online, sarebbe dunque esclusa”.

Chi, ovviamente, si sta battendo contro Flixbus? L’Anav, ovvero l’associazione di autotrasporto viaggiatori associata a Confindustria. E non solo: anche la Cgil.

Sì, ma l’emendamento da chi è stato presentato? Esattamente da quattro senatori del gruppo Conservatori e riformisti, quello capitanato da Raffaele Fitto: Lucio Tarquinio, Francesco Bruni, Luigi D’ambrosio Lettieri, Luigi Perrone

Se l’emendamento verrà approvato vieterà le autorizzazioni sulle tratte interregionali per il servizio di trasporto in autobus solo alle imprese guidate da “operatori economici la cui attività principale è il trasporto di passeggeri su strada”. Dunque, qualsiasi piattaforma online, non solo Flixbus, rischierebbe di vedersi negati tali permessi.

Flixbus definisce gravissimo che si cerchi di cambiare tali regole retroattivamente forzando ai limiti della legittimità la natura del milleproroghe. Così si ledono i principi cardine del nostro ordinamento, posti a presidio dell’attività di impresa e della libera concorrenza per difendere microinteressi particolari, in aperta contraddizione con le norme Ue“.

Parrebbe, quindi, che l’emendamento nascerebbe dalle proteste che lamenterebbero la concorrenza sleale di Flixbus solo perché questa riesce a muoversi, con più agilità ed efficacia, esclusivamente su una piattaforma web.

Sarà, forse, che ai concorrenti di Flixbus sta dando fastidio che la startup fondata nel 2011 da tre ragazzi di Monaco di Baviera è diventata il riferimento del settore sotto il profilo dei prezzi e anche d’immagine? Sarà forse che dal 2015 a oggi i bus verdi e arancioni hanno trasportato ben tre milioni di passeggeri italiani.?

Flixbus collega 120 città in Italia, integrando l’offerta di pubblica mobilità e aprendo al resto d’Italia e d’Europa centri urbani difficilmente o affatto raggiungibili con altri mezzi.

E se per la sottosegretaria alle Infrastrutture e Trasporti la siciliana Simona Vicari dell’Ncd viene segnato “un altro passo avanti verso la realizzazione di un sistema in linea con i principi e gli obiettivi stabiliti dall’Unione Europea” che permetterà “un ulteriore impulso all’attività”, per Sergio Boccadutri, responsabile Pd per l’innovazione, il provvedimento è una schifezza“.

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