Francavilla e il fiume (Alento) di monnezza…

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Il nostro viaggio nella zona più sporca di Francavilla. Rifiuti interrati, discarica a cielo aperto. I cittadini si lamentano ma nessuno fa nulla. Amministrazione assente e vigili urbani che continuano a chiudere gli occhi.

“Pronto: vorrei segnalarvi la monnezza per strada a Francavilla, sul lungo fiume dell’Alento e nella zona Foro. Lì non la raccolgono “.

Scusi, chi parla?

“Una cittadina di Francavilla al Mare. Una cittadina indignata”.

E’ mattino e riceviamo la telefonata di L. I toni sono dimessi e quasi rassegnati. Lo sdegno è palpabile attraverso le vibrazioni della voce, via telefono.

Essere cittadini di Francavilla al Mare significa godere di tante cose belle (un calendario fitto di eventi estivi, marciapiedi ripuliti ed imbellettati con nuovi alberelli) ma ingoiare altrettanti rospi (come il puzzo di acqua fognaria lungo il fiume Alento, resti di rifiuti come frigoriferi, armadi, bottiglie di vetro, plastica e bidoni abbandonati).

E c’è chi, come L. non ci sta più.

Impieghiamo poco tempo per verificare quanto segnalato dalla nostra affezionata lettrice. Ci occorre un’oretta per attrezzarci e chiamare Antonio Sangiuliano, il responsabile di Legambiente Francavilla che accetta di scortarci durante il nostro sopralluogo. Antonio è uno che ha battagliato molto per vedere il lungo fiume dell’Alento, finalmente ripulito organizzando persino giornate di pulizia volontaria lungo le sponde.

Decidiamo, quindi, di ispezionare i due posti segnalatici: il lungofiume e la zona tra Francavilla ed Ortona.

Rifiuti tour

Il tour guidato inizia dal lungofiume Alento. Attraverso un viottolo ci immettiamo nell’area rossa dove immediatamente balza, ai nostri occhi, uno scenario particolare.

“Hanno interratto tutto”, esclama Antonio. I rifiuti che prima costeggiavano, copiosi, il fiume, fanno ora capolino tra montagne di terriccio che, secondo Antonio, è stato utilizzato solo per coprirli.

Una strategia di cui non abbiamo la certezza ma a giudicare dai pezzi di ferro e plastica che riemergono dalle montagnette di terra, qualche dubbio sorge.

Il lungo fiume è in apparenza pulito, a parte qualche contenitore di plastica rimasto imbrigliato tra le fronde di alberi, qualche vecchio rottame arrugginito, delle ciabatte o materassi lungo il cammino.

“Puoi provare a descriverci com’era la situazione qui, qualche tempo fa?”, chiediamo incuriositi ad Antonio.

“La strada era costellata di rifiuti di ogni genere, e quindi impraticabile. Abbiamo organizzato giornate, con l’aiuto di volontari, per ripulire l’area e solo di recente sono partiti i lavori di risanamento (come attestano alcune ruspe parcheggiate lungo gli argini ndr)”.

Facciamo due passi e ci imbattiamo per caso in una cascata di acqua. Da due tubi, sotto il ponte Alento, fuoriesce improvvisamente dell’acqua maleodorante di dubbia provenienza. Il getto è forte, il puzzo nauseante. Ci guardiamo negli occhi, increduli.

“Di certo, questa, non è acqua piovana visto che non piove da giorni e visto che puzza”.

L’idea che possa trattarsi di scarichi fognari è più che plausibile; assistere in diretta ad un simile episodio è al limite del dramma.

Terminiamo il nostro tour arrivando alla foce del fiume, quella, per intenederci che  si riversa all’altezza del porticciolo turistico abbandonato.

Per accedere alla foce, percorriamo un tratto di strada interna lungo cui troviamo: spranghe di ferro, una vecchia passerella acquistata per il porticciolo e poi abbandonata a se stessa, vecchi barconi dismessi, un relitto di frigorifero, un mobile tarlato, scarpe, buste di immondizia selvaggiamente abbandonate e ricolme di rifiuti organici (a Francavilla vige il regime di raccolta rifiuti porta-a porta ndr).

Antonio apre le braccia e aggrotta la fronte. Quell’espressione la conosciamo bene, troppo bene, ce l’abbiamo anche noi stampata in fronte ma siamo troppo assorti per accorgercene.

La terra di nessuno: tra Ortona e Francavilla 

Decidiamo di proseguire il nostro tour nell’area tra Ortona e Francavilla (quella che la nostra lettrice, e non solo lei, chiama la terra di nessuno).

Che cosa succede in quel lembo di strada? Stando alle dichiarazioni del pugno di abitanti che vi abitano, nè il Comune di Francavilla, nè quello di Ortona rivendicano la paternità della zona con la conseguenza inevitabile di rimpalli di responsabilità.

La raccolta rifiuti non viene fatta e le buste sventrate di rifiuti contenenti organico, plastica e metalli abbondano sui cigli delle strade. Addirittura su un marciapiede frequentato osserviamo la presenza di pezzi di vecchie carcasse di motorini arruginiti, un copri water e scatoloni da cantiere.

Un passante che ha parcheggiato la sua automobile a poca distanza da noi decide, con somma gentilezza, di mostrarci quali sono le aree più critiche. Oltrepassando il viadotto in direzione Ortona osserviamo un immondezaio a cielo aperto.

“Anni fa era pure peggio”, ci spiega il passante, “tempo fa segnalai tutto questo alla Guardia di Finanza che mi consigliò, nel caso in cui avessi avvistato persone intente a scaricare rifiuti, di contattare prontamente loro. Capisce? Anche la Gdf si occupa di ciò”. Poi l’uomo prende ad elencare quelle che, a suo dire, sono tra le cause che hanno determinato quella situazione.

“Siamo arrivati a questo punto un pò perchè c’è ignoranza sulla raccolta rifiuti”. dice. “ci sono persone che proprio non riescono a separare la carta dal metallo, il vetro dalla plastica, l’organico dal resto e fanno un unico pastrocchio; poi c’è il fatto che in questa zona non vengono a raccogliere, infine mancano i controlli da parte di chi dovrebbe controllare”.

Ignoranza, mancato controllo, responsabilità politiche: termini ed espressioni così abusati in questi tempi da non fare nemmeno più presa. Addossare le colpe esclusivamente alle istituzioni non è una mossa intelligente, nè opportuna. La società di compone di ogni singolo cittadino cui spetta una grande sensibilità sociale.

Le amminsitrazioni, piuttosto, dovrebbero forse mettere al primo posto nel calendario (non solo estivo) ma politico, l’educazione civica. In questo modo, forse, non avremo più bisogno di coprire o sotterrare ciò che non funziona.

di Marirosa Barbieri

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