Francesco Vaccaro è morto. Il ragazzo chiedeva una soluzione per l’Ilva di Taranto

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Francesco Vaccaro non ce l’ha fatta. Si è spento a soli vent’anni perdendo la vita dopo una lunga e difficile malattia.

Alcuni mesi fa, in un video, aveva denunciato gli effetti dell’Ilva sulla comunità. Armato di un fazzoletto bianco lo aveva passato sulla finestra di casa, chiusa da 24 ore, per rilevare lo sporco accumulato. Dunque l’appello al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, all’assessore all’Ambiente, Rocco De Franchi e al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano per sensibilizzarli all’effetto del “Wind day” sul quartiere Tamburi dopo la notizia (all’epoca) della non copertura del parco minerale di Mittal.

“Se avete deciso che dobbiamo fuggire da questo quartiere o da Taranto, avvisateci” argomentava Francesco nel video.



Grazie alla maxiperizia ambientale ordinata dal gip Patrizia Todisco, si scoprì che ogni anno dai parchi minerali si sollevavano verso la città circa 700 tonnellate di polveri di ferro e carbone. L’Arpa Puglia aveva sempre denunciato che l’unica possibile soluzione al problema fosse la copertura, ma la famiglia Riva si era sempre opposta.

Francesco, fin da piccolo aveva affrontato diversi interventi ed era sottoposto a continue cure mediche. A 3 giorni dalla prova orale fu ricoverato per una pancreatite acuta al SS.Annunziata. L’intera commissione di insegnanti si ritrovò attorno al suo letto, in ospedale, per fargli sostenere l’esame, e permettendogli di conseguire finalmente il diploma in produzioni audiovisive. Le sue passioni erano il cinema e la fotografia e, in un foto-libro, – “Arrendersi?Mai” – aveva raccontato il suo percorso pieno di ostacoli fin da quando aveva 6 anni, ma affrontato con grande positività.

L’anno scorso scopre l’insufficienza di ossigenazione nel sangue ed è costretto a vivere con il sondino. Francesco abitava nel quartiere Tamburi, che continua, giorno dopo giorno, a perdere i suoi abitanti.

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