Gianni Chiodi in conferenza stampa:”mai lucrato sui soldi degli abruzzesi”. Inchiesta anche su Letizia Marinelli

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È da poco iniziata la conferenza stampa in Regione in Viale Bovio a Pescara voluta dal governatore della Regione Abruzzo riguardo i presunti rimborsi percepiti illegalmente.

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È da poco iniziata la conferenza stampa in Regione in Viale Bovio a Pescara voluta dal governatore della Regione Abruzzo riguardo i presunti rimborsi percepiti illegalmente. Chiodi ha riferito che la procura di Pescara ha aperto un fascicolo su Letizia Marinelli, la Consigliera Regionale delle Pari Opportunità.

Chiodi ha chiarito, con documenti alla mano, tutti i vari passaggi dei viaggi che lo vedrebbero coinvolto nell’inchiesta. 

“Sono 197 le schede di missioni fatte e 69 quelle di cui ho chiesto il rimborso. Ciò significa che quello che ho chiesto è solo un terzo dei pasti che avrei potuto chiedere. La mia intenzione di lucrare su fondi pubblici è smentita da questi fatti. Questa è la cosa che mi ha ferito di più”. Poi ha aggiunto:”il solo pensiero che io possa aver rubato un solo centesimo agli abruzzesi mi pugnala al cuore. Ho dato all’Abruzzo e non tolto. Ho ridotto la tasse”.  

Poi ha ribadito:”io non ho un cellulare e un traffico telefonico pagato dalla Regione. Pago tutto io”. E quindi:”voglio dire agli abruzzesi che non sono uno che fa la cresta sulle spese. La procura mi ha invitato a far presente queste cose che vi ho appena detto”. Poi ha dato altri numeri:”La dotazione finanziaria del 2013 è di 50mila euro e ne ho rimandati indietro 47mila così come nel 2012″. Alla domanda se si fosse trovato in imbarazzo a dare alla Marinelli il milione e mezzo di euro per il centro antiviolenza dell’Aquila risponde:”assolutamente no, ho sempre separato il livello personale da quello professionale”.

Poi, a chi gli chiedeva se la vicenda potrebbe fargli perdere qualche punto rispetto alla campagna elettorale e alla sfida con Luciano D’Alfonso ha risposto:”Certamente avrò avuto qualche colpo negativo. Intanto – ha precisato – Luciano D’Alfonso ha ancora qualche processo da portare a termine”.

CHIODI:”ACCUSE INFAMANTI”

“Voglio dire agli abruzzesi che non c’è accusa più infamante di essere considerato una persona che fa la cresta sui rimborsi. Non c’è. E quindi su questo punto spero di aver chiarito tutto e spero anche che di questa cosa la Procura possa tener conto”. Si dice sicuro, quindi Chiodi, che i due pm, Di Florio e Bellelli,  Oltre al governatore sono indagati il presidente del Consiglio, Nazario Pagano e 23 politici tra assessori e consiglieri. Le accuse, a vario titolo, sono di peculato, truffa e falso ideologico.

“Credo – ha aggiunto Chiodi – che su questo punto di vista non ci sono delle cose che devono essere chiarite, nel senso che devono essere reperite solo alcune altre documentazioni”. Sono 29 mila euro le spese che secondo i magistrati non avrebbero giustificazioni contabili ma Chiodi ha ribadito di non aver mai omesso nulla e che spesso, invece, ha rinunciato ad ottenere i rimborsi “pure dovuti”. Poi si è detto:”sereno, forte, tranquillo e sento di non aver nulla da addebitarmi. Il mio silenzio in questi giorni – ha aggiunto – è stato dovuto al rispetto per la magistratura che era giusto che prima conoscesse lei le situazioni, ma anche per la necessita’ di reperire della documentazione che andava vista”. Poi, con una limpidezza unica, ha detto:”Qualcuno dice che ho commesso un errore, che ho fatto una ingenuità. Ma io sono fatto così. Si possono fare degli errori, l’importante è ammetterli. Su questi aspetti – ripeto – non mi sono sottratto chiarendo che non hanno mai influito sulla mia attività istituzionale. Per esempio mi riferisco alla nomina della consigliera di parità (Letizia Marinelli, con la quale Chiodi divise una camera d’albergo a Roma). Bene, io su questo sono molto contento che la Procura abbia aperto un fascicolo perché indipendentemente da quello che dico io, mi si può credere o meno, da parte mia non c’è stata alcuna influenza che potesse determinare un favoritismo. E questo saranno i magistrati ad accertarlo”.

Antonio Del Furbo

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