Giornalisti italiani che scendono in piazza per difendere la libertà d’informazione: questa sì che è satira

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Alla vergogna non c’è mai fine. All’indignazione nemmeno. E i morti non fermano questa corsa al ribasso. Dei valori.

Siamo nell’Italia del privilegio, delle sette, dei massoni. Siamo nello Stivale in cui tutto è fermo ma tutto si muove se il cardinale chiama chi di dovere per una piccola, insignificante raccomandazione, per l’amico, fratello, cugino. E chi si indigna non è figlio di Maria e nemmeno dello Spirito Santo. È il ‘grande progetto’ della Chiesa d’altronde, quello di aiutare i diseredati, i poveri, quelli che non ce la fanno insomma. E per quelli che non rientrano nella ‘carità’ di nostra madre divina in terra nessun problema: ogni partito o politico che sia ha il diritto-dovere di sistemare tutti gli altri. Giornalisti compresi. In passato ci hanno pensato Democrazia Cristiana, Partito Comunista e Partito Socialista e Chiesa cattolica. Oggi l’intercessione per un lavoro di redazione può arrivare anche da un massone. Per dire. Se le cose stessero veramente come predicano i dissacratori de ‘o sistema’, allora l’Italia in quanto libertà d’informazione sarebbe messa male. La realtà, in effetti, è diversa: l’informazione, in Italia, è messa malissimo. Si trova al 49esimo posto sui 180 della classifica mondiale di Reporters sans frontières. Praticamente il nostro stivaletto si trova tra Taiwan e Niger. Ma come si fa a parlar male dell’amico o dell’amico dell’amico che ti ha sistemato? Impossibile. Meglio scendere in piazza, magari all’indomani di una strage avvenuta in una redazione di un giornale satirico, magari estero, in cui 12 vignettisti hanno perso la vita per mano di tre terroristi islamici. E via alla solidarietà verso i colleghi (?) francesi da parte dei giornalisti dell’appendice d’Europa. Matite nel taschino, candele, fiaccole, cartelli ‘Je suis Charlie’  “per ribadire di esercitare ogni giorno, con responsabilità e senso del dovere, la libertà di informare e di criticare che ci pare così preziosa, specie quando viene attaccata” spiegano dall’Ordine dei Giornalisti. Il trionfo del nulla con giornalisti che si abbracciano e si accoppiano in un’orgia sublime con gli esponenti di tutto l’arco costituzionale. 

Radio France, Le Monde e France Télévisions mettono a disposizione i loro cronisti per aiutare la rivista satirica a sopravvivere. In Italia non sarebbe possibile: la satira non ha vincoli e abbiamo ancora il delitto della diffamazione.

ZdO

 

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