“Giudiciopoli”: il magistrato ospite a Cortina e del charter dell’amico

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Dopo essere stati tirati in ballo nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta corruzione dei giudici, l’esponente del Partito democratico e il presidente della Lazio.

“Non ho commesso alcun illecito, come se incontrarsi o cenare con il sottoscritto sia diventato il peggiore dei reati” dice Luca Lotti dopo che il suo nome è uscito sulle pagine della stampa nazionale. Dice di essere “stato tirato in ballo a sproposito” nella vicenda. E, per questo, “alla fine di questa storia, se ne stia certi, chiederò a tutti conto delle accuse infondate e infamanti nei miei confronti”.



L’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e ministro dello sport appare nelle conversazioni con Palamara intercettate dal “trojan” del Gico della Guardia di Finanza. Secondo l’inchiesta perugina la chiacchierata è incentrata su chi debba essere il futuro Procuratore di Roma, il titolare cioè dell’ufficio che sosterrà l’accusa nei suoi confronti nel processo Consip. Stando a quanto detto, Lotti vorrebbe che sia Marcello Viola, procuratore generale di Firenze, che conosce e di cui evidentemente si fida.

Intorno alla metà di maggio, quando Pignatone è appena uscito, Lotti vorrebbe che la nomina venisse fatta in fretta e, dunque, senza passare per le audizioni dei tre candidati alla sua successione (Lo Voi, Creazzo e Viola).

Gli incontri notturni continuano. I consiglieri laici di 5Stelle e Lega sono orientati per Viola mentre a rallentare la partita è l’indecisione di David Ermini. Il deputato del Pd per giunta eletto vicepresidente del Consiglio con i voti delle correnti Magistratura Indipendente e Unicost.

In tutta la vicenda appare anche Lotito legato a Cosimo Ferri, esattamente come a Palamara. Oltre ai biglietti omaggio della sua squadra per Luigi Spina, Lotito appare come quello che vanta amicizie, ascolta e riferisce. È un fatto che Lotito e Palamara si parlino e che Lotito condivida il piano che deve portare Palamara.

C’è, infine, un altro nome che viene fuori nella vicenda. È quello di Sergio Santoro, presidente di sezione del Consiglio di Stato. “Santoro viene per mesi indagato per corruzione dalla Procura di Roma su una chiamata di correo nell’inchiesta sulle tangenti per aggiustare le sentenze amministrative che travolge Fabrizio Centofanti e gli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Colafiore” scrive Repubblica. Il magistrato è stato ospite della villa a Cortina del presidente della Lazio ma anche sul charter che, il 23 aprile, porta la squadra a Milano per le semifinali di coppa Italia. La cosa più importante è, però, la presenza del giudice negli organi della giustizia federale calcistica. A fine maggio, da presidente del collegio della Corte di appello Federale, Santoro decide del ricorso del Palermo che, il 13 maggio, si è visto retrocedere dalla serie B in C da una pronuncia del tribunale federale per illecito amministrativo. Una pronuncia che salva dalla retrocessione in C la Salernitana, di cui, caso vuole, Lotito sia proprietario. Il 29 maggio, Santoro si asterrà non perché amico di Lotito ma perché ancora indagato a Roma e la Corte Federale ribalterà la sentenza.

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