Grillo, Paoli e la macchina del fango. Caro Beppe non ti capisco…

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Beppe Grillo difende il suo amico Gino Paoli da quel sottile ‘dire non dire’ dell’informazione. Svolta garantista?

Stupisce l’atteggiamento del leader del Movimento 5 Stelle all’indomani del blitz della guardia di finanza nell’abitazione di Gino Paoli, nel quartiere azzurro tra Quinto e Nervi. Nel mirino delle Fiamme gialle ci sarebbe una maxi evasione che ammonterebbe a due milioni di euro, trasferiti dal cantautore in Svizzera e sottraendoli, quindi, al fisco Italiano. L’ennesimo caso, quindi, in cui un personaggio pubblico, seppur in fase d’indagine, viene sputtanato dalla stampa. Niente di nuovo per un popolo assetato di odio e sangue che da vent’anni a questa parte cavalca l’onda del giustizialismo manettaro e che ha eretto a tribuno e ‘tagliatore di teste’ il ‘travagliopensiero’. Questa volta ad indignarsi, con i dovuti distinguo, è proprio il Beppe nazionale che precisa:”Il Secolo XIX – spiega Grillo sul suo blog – ha pubblicato un titolo di condanna che non ammette replica: ‘Maxi evasione in Svizzera, blitz della Finanza a casa di Gino Paoli‘ dal quale un lettore distratto evince che Paoli avrebbe evaso senza alcun dubbio cifre persino superiori al Costituzionalista di Arcore condannato per truffa fiscale.” La riflessione di Grillo prosegue:Premetto che Gino Paoli e’ mio amico” e “quindi potrei essere considerato poco obiettivo. Ma a questo gioco al massacro di una persona di 80 anni non pregiudicato, mai inquisito, per alcunché, che mi risulti, io non ci sto! I cittadini sono diventati vittime sacrificali, mostri da sbattere in prima pagina senza che possano difendersi“. 

Grillo prosegue puntualizzando alcuni aspetti dell’articolo:Le Fiamme gialle stanno indagando su una presunta maxi evasione in Svizzera. Quindi per ora l’evasione è presunta” dice Grillo. E va avanti:”Paoli risulta indagato: a metterlo nei guai sarebbero alcune intercettazioni di conversazioni avvenute con il suo commercialista. Quindi ‘sarebbero‘, che in italiano vuol dire forse che si, forse che no. Poi in una sola frase che vuole essere di condanna senza appello si introducono ben tre dubbi amletici: ‘Secondo l’accusa il cantautore genovese (che attualmente ricopre la carica di presidente della Siae) avrebbe trasferito nel 2008 due milioni di euro all’estero, si ipotizza in Svizzera‘. Secondo l’accusa a cui si potrebbe ribattere il contrario scrivendo Secondo la difesa‘, ‘avrebbe trasferito e dagli con il condizionale. Paoli ha trasferito illegalmente i soldi o no? E infine la perla: ‘si ipotizza in Svizzera‘, ma per questo si potrebbe ipotizzare qualunque posto nel mondo, per esempio dove hanno trasferito (qui senza condizionale) soldi pubblici i partiti”. In sostanza il leader a 5 stelle non ha dubbi:L’immagine che si vuole trasferire è quella di Paoli ‘spallone‘ con un sacco pieno di euro che valica le Alpi, magari di notte con la luna piena”.

Il Beppe nazionale, quindi, si è accorto che qualcosa non va in questo modus operandi. È un metodo che va avanti dai tempi di tangentopoli e che ha prodotto anche vittime (reali) e assoluzioni. Lo stimato Enrico Mentana, come ricorderai Beppe, cavalcò l’ondata della tangentopoli aprendo ogni edizione del Tg5 con qualche arresto e con alcuni stralci degli interrogatori dell’ex pool di ‘mani pulite’. Anche lì, come ben saprai, c’erano uomini e donne che soffrirono di quel clima da ‘mostro in prima pagina’. Ci furono famiglie distrutte dalla cannibalizzazione della notizia. E basta, solo da quella. E che differenza ci sarebbe tra un editoriale di Marco Travaglio su, ad esempio Maria Elena Boschi e le vicende del padre, e la notizia di Gino Paoli data dal Secolo XIX? Pur fornendo una visione di parte potremmo prendere per ‘fatto’ il primo e per invenzioni giornalistiche il secondo. Ma rimane una questione però: in entrambi i casi può esserci una difesa che dice il contrario. E non c’è. C’è, in genere, un fatto, un’inchiesta, alcuni uomini delle forze dell’ordine e qualche giornalista pronto a sparare la notizia. Poco importa se c’è una difesa e, soprattutto, un lato umano da salvaguardare. 

Nel caso di Gino Paoli c’è anche una fotogallery a corredo in cui appaiono:”finanzieri e giornalisti vari a casa di Paoli” scrive Grillo. “Sbatti il mostro in prima pagina. Nel caso Paoli risulti innocente, e questo lo decideranno i giudici e non i giornalisti, chi lo risarcirà?” si chiede ancora Grillo. Ecco Beppe, aspettiamo che qualcuno de ‘Il Fatto’ risponda.

Antonio Del Furbo

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