Guai a toccare la Rai: politici, sindacati e lobby giornalistiche sparano ad altezza uomo

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È bastato che il presidente del consiglio chiedesse il conto all’azienda pubblica che subito è stato folgorato da dirigenti, giornalisti e lacché di partito. “Che si azzardasse” commentano alcuni nominati della televisione pubblica. E sindacati e onorevoli applaudono, commossi, agli estremismi.

Nel caso Renzi abbia deciso seriamente di tagliare gli sperperi della Rai, probabilmente, nei prossimi mesi ne vedremo delle belle. Intanto sulla vicenda la polemica è alta. Da tempo. 

LA RAI NON È DEI GIORNALISTI

“La Rai non è né dei conduttori televisivi né dei sindacalisti dell’Usigrai” ha tuonato il premier in un’intervista con Giovanni Floris. Ha poi aggiunto:”La Rai appartiene ai cittadini che la pagano attraverso il canone e la fiscalità generale. Se chiediamo sacrifici ai cittadini, alle banche, è giusto che li faccia anche la Rai”.

I POTERI FORTI RAI SCENDONO IN CAMPO

Ad un Floris alquanto inviperito dalla decisione di Renzi segue la dichiarazione del segretario Usigrai, Vittorio Di Trapani:”Ha ragione Renzi la Rai non è dei conduttori e non è dell’Usigrai. Ma non è neanche del capo del governo. Che invece vuole decidere cosa la Rai deve vendere o chiudere. La Rai è dei cittadini. A partire da quelli onesti che pagano il canone per avere il servizio pubblico”.

USIGRAI A LEZIONE DI DIRITTO

Di Trapani, evidentemente, conosce poco l’ordinamento giuridico quando afferma che sulla tv pubblica il governo non può decidere le sorti.

La Rai, infatti, è soggetta ad una disciplina di governance che la obbliga a rispettare precisi obblighi in virtù del canone che i cittadini versano (obbligatoriamente) nelle proprie casse. Il maggior azionista della tv pubblica è il ministero dell’Economia e delle Finanze che, tra l’altro, nomina due dei sette consiglieri del Cda. I sindacalisti e i giornalisti (a volte le figure si confondono) dovrebbero leggersi l’art.2461 del codice civile italiano che definisce l’azienda pubblica “società di interesse nazionale”.

I giornalisti-sindacalisti Rai dovrebbero riconoscere, per non fare un torto all’intelligenza degli italiani, che un governo, eletto da cittadini, ha il diritto-dovere di salvaguardare l’interesse generale e non di pochi nominati. Ciò che vogliono i cittadini non deve dirlo l’Usigrai né tantomeno qualche direttore o dirigente.

TAGLI AD AUTO BLU, SEDI RAI E POLIZIA

Il commissario Carlo Cottarelli, consulente del Tesoro, a marzo scorso aveva annunciato tagli più o meno lineari in nome della spending review. Obiettivo: risparmiare 3 miliardi nel 2014. Giù, quindi, con tagli alle auto blu, Rai, pensioni e dirigenti.

Mister 258.000 euro annui, ha più volte ribadito che sulle società partecipate dello Stato “si può intervenire con un efficientamento tramite fusioni e un aumento delle tariffe”. Traduzione: accorpamento delle sedi regionali e vendita di Raiway uguale 150milioni di euro risparmiati. Apriti cielo: giornalisti, dirigenti, direttori e partiti politici in cerca di notorietà hanno gridato al golpe. Giovanni Floris ha persino intravisto un favore per Mediaset.

CARO GOVERNO TI SCRIVO…

Gubitosi e Tarantola, vertici Rai, hanno persino scritto una lettera al governo:”siamo preoccupati dalla richiesta di partecipare alla spending review” dicono i super stipendiati di viale Mazzini. Preoccupati per cosa? Forse per il compenso dello stesso Gubitosi che è pari a 650mila euro annui? Oppure quello di Augusto Minzolini di 550mila euro? 

Sui 622 dirigenti Rai, compresi i giornalisti, ben 58 guadagnano più di 200mila euro l’anno. Quattro giornalisti Rai prendono più di 400mila euro l’anno, mentre la maggioranza dei colleghi assunti con qualifica dirigenziale prendono tra i 100mila e i 200mila euro (273 giornalisti).

Quattro dirigenti non giornalisti, tra questo la presidente Tarantola (366mila euro), guadagnano tra i 300mila e i 400mila euro, mentre i più, 190, stanno nella fascia 100-200mila. Non è dato sapere a noi comuni mortali, in barba alla legge sulla trasparenza, quanto prendano conduttori, soubrette, ospiti vip, artisti e rispettivi manager.

TENETEVI FORTE: I NUMERI DELLO SPERPERO

I dipendenti Rai sono circa 13mila un’enormità se consideriamo i 6mila di Mediaset e i 4mila di Sky. Ma questo non ha mai indignato nessun politico, tantomeno qualche sindacato. Quasi 2mila i giornalisti che sono ripartiti in 14 strutture a cui si aggiungono 40mila collaboratori, 21 sedi regionali, 14 uffici di corrispondenza, 13 canali televisivi e 5 radiofonici. Ci sono 1.104 funzionari, 1.940 giornalisti e, addirittura, undici medici ambulatoriali. 

Tutto questo è nulla rispetto al denaro pubblico buttato nei Tgr: 657 redattori sparsi nelle 21 sedi regionali. Nonostante tutto i dati auditel sono deludenti. Strutture obsolete e appalti esterni aumentano i costi di produzione, mentre Mediaset e Sky grazie ad investimenti mirati riescono ad avere ricavi positivi. 

Ogni anno si spendono per le sedi regionali circa 180 milioni all’anno: 155 milioni per il personale e una ventina abbondanti per beni e servizi. Il Tg regionale di Aosta costa da solo quasi 3 milioni di euro, quello di Bolzano poco meno di 8, così come quello di Palermo. 

POLITICI IN LACRIME

A salvaguardia della sede regionale d’Abruzzo numerosi i politici che hanno organizzato tavoli e rilasciato dichiarazioni. In difesa dell’élite giornalistica e tecnica, oltre ai sindacati, parlamentari come Gianni Melilla (Sel), che si farà “carico di una iniziativa parlamentare che auspico unitaria per scongiurare questo pericolo”. Per Melilla “è necessaria una lotta rigorosa all’evasione del canone radiotelevisivo che provoca un danno per centinaia di milioni di euro”. 

I presidenti delle province, di Chieti Enrico Di Giuseppantonio, di Pescara, Guerino Testa, di Teramo, Valter Catarra e dell’Aquila,Antonio Del Corvo, difendono il ruolo della sede Rai Abruzzo di Pescara, preoccupati dalla notizia reiterata di un ridimensionamento o della ventilata chiusura delle sedi Rai regionali”. Eppure i giornalisti Rai si vedono poco in giro. Girano come trottole cameraman, spesso esterni e pagati a giornata, che fanno riprese con una mano e mantengono il microfono con l’altra. Questo è giornalismo? I 40 giornalisti assunti dove sono? Cosa fanno?

Quanta umanità in queste lacrime. Peccato che per questi politici, come per altri, esistono e continueranno ad esistere, lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. L’onorevole Melilla non ha mai minacciato di darsi fuoco in strada per lavoratori delle emittenti private, continuamente precari e costretti, spesso, a turni di lavoro massacranti. I presidenti delle province, per rimanere in tema, si sono strappate le vesti, per esempio, per i lavoratori di Rete 8 o di Tvsei? E il senatore Giovanni Legnini, come gli alti dirigenti della Cgil di Pescara, ricordano le vessazioni dei lavoratori dell’emittente Atv7, rilevata dal 2002 al 2006 dal gruppo ‘Prominvest’? Nessuno, tra i lavoratori, ha avuto una parola di conforto per mensilità arretrate e dipendenti messi alla porta in pochi minuti. 

Eppure, il senatore Giovanni Legnini sempre molto attento al territorio, aveva tale Claudio Legnini come direttore di rete. E come mai il Tgr all’epoca non parlò mai delle gravi condizioni dei dipendenti?

Ora quegli stessi politici difendono una Rai lottizzata per anni dai partiti con la speranza che i cittadini abbocchino alle loro dichiarazioni.

Onorevoli e sindacalisti dovremmo scendere in piazza per difendere il posto di Bianca Berlinguer, figlia di Enrico Berlinguer? Oppure del dirigente Giancarlo Leone figlio di Giovanni Leone? Oppure di tutti i sessantottini sistemati dal Pci, Psi? 

Intanto Renzi ha fissato il tetto ai dirigenti. Ora attendiamo i tagli.

ZdO

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