Hotel Rigopiano: 29 vittime. E la Regione non ha un Piano valanghe previsto per legge

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Le ricerche sono finite e, purtroppo, il verdetto è arrivato: sono tutti morti. Eppure nelle prime ore l’ottimismo era alle stelle. Tutti abbiamo sperato che la conta dei vivi arrivasse al numero sperato ma, purtroppo non è stato così.

Ne mancavano ancora due di corpi all’appello in queste ultime ore e anche per loro non c’è stato nulla da fare. Il bilancio ufficiale è di 29 vittime e 11 sopravvissuti. Erano 28 gli ospiti dell’Hotel e 12 dipendenti.

Un’ecatombe nel resort trasformato in una tomba di ghiaccio dopo la valanga che l’ha raso al suolo mercoledì scorso. Lunedì, quando è stato sfondato il muro di separazione tra il bar e la sala biliardo, i vigili del fuoco hanno tirato fuori 16 vittime. E proprio nella zona bar, i soccorritori hanno trovato macerie e neve. 

I corpi sono stati trasportati all’ospedale di Pescara e altri trasferiti a Chieti per l’autopsia o già riconsegnate ai familiari.

Il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio ha comunicato in conferenza stampa che le operazioni di soccorso “si sono concluse nella notte”. Oltre mille gli operatori hanno lavorato e che “hanno portato all’estremo alcune attività operative, per tentare di salvare il maggior numero di vite. Abbiamo gioito quando questo è avvenuto e ci siamo rattristati quando non ce l’abbiamo fatta. Ma si è lavorato incessantemente”. Poi un richiamo:“occorre lavorare di più sulla consapevolezza del rischio, per avere sistemi più performanti: bisogna migliorare complessivamente il sistema perché deve funzionare l’intera filiera”.

Il direttore centrale delle emergenze dei Vigili del Fuoco, Giuseppe Romano, ricostruisce il lavoro fatto dai pompieri e dagli altri soccorritori in operazioni “tra le più complesse che abbiamo mai gestito: il crollo di un edificio di 4 piani sotto una valanga in uno scenario di terremoto, con l’impossibilità di arrivare sia via terra che via aria e con le comunicazioni difficili”. I vigili del fuoco hanno lavorato 25, 26 ore di seguito, parlando con le persone vive e facendo loro vedere la luce della torcia, infilandosi in buchi di 30 centimetri.” 

Ora si cerca di capire di chi sono le responsabilità. Secondo Domenico Angelucci, medico legale di parte, esiste un caso di morte per assideramento. Quello di Gabriele D’Angelo, su cui “non ci sono segni di traumi né di asfissia come emorragie congiuntivali”. Ciò vorrebbe dire che un soccorso tempestivo avrebbe significato la sopravvivenza. Per il medico legale, anche il maitre Alessandro Giancaterino potrebbe essere morto per mero assideramento. “Non ci sono casi in cui la causa esclusiva è l’ipotermia. Le prime sei autopsie hanno evidenziato dinamiche di decesso diverse l’una dall’altra. In alcuni casi, ci sono state morti immediate per schiacciamento, in altri casi ci sono stati decessi meno immediati con concorrenza di cause temporalmente assai prossime: schiacciamento, ipotermia e asfissia”.

Il procuratore Tedeschini parla di acquisizioni importanti di documenti: già raccolto in Regione il materiale elettronico. Manca, però, il Piano Valanghe in quanto, semplicemente, non esiste.“Ad oggi la elaborazione di tale importante strumento, a causa della esiguità dei fondi da dedicare all’attività di censimento e ricerca, riguarda una piccola parte del territorio regionale montano” si legge sul sito della Protezione Civile Regione Abruzzo in merito alla redazione della “Carta di localizzazione dei pericoli di valanghe”, prevista dalla legge del 1992.

Insomma, la Regione Abruzzo, da anni, non ha disposto risorse per la realizzazione della mappa delle aree a rischio valanga. Ma, ricorda la Regione, nelle “aree soggette a tale pericolo è sospesa l’edificazione, la realizzazione di impianti e infrastrutture ai fini residenziali, produttivi e di carattere industriale, artigianale, commerciale, turistico e agricolo nonché ogni nuovo uso delle aree che possa comportare un rischio per la pubblica e privata incolumità”.

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