I liberali ripartono con un’idea fantastica: il movimento “Idea”. Che idea.

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Dunque, ho avuto un’idea brillante in questi giorni: partecipare a un incontro del Movimento Idea. Senza ragionarci troppo su, mi sono fiondato nella sala in cui ha fatto il suo intervento nientepopodimeno che il senatore Gaetano Quagliariello. E pensare che qualche giorno fa ero dalla Boschi

di Antonio Del Furbo

Ma, nonostante tutto, mi sono dato forza pensando che, in fondo, andavo da uno di quei saggi che voleva riformare istituzioni ed economia.

Ve li ricordate Onida, Mauro, Quagliarello, Violante, Giovannini, Pitruzzella, Rossi, Giorgetti, Bubbico, Moavero Milanesi nominati dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Ve li ricordate quando gironzolavano per i quattro stelle d’Italia a discutere, ragionare, chiacchierare del nostro futuro?

E allora, quale migliore occasione per capire se esisterà mai un’area liberale e farsi un’idea del referendum costituzionale da un “politico, accademico e costituzionalista italiano”?

Arrivo in sala puntuale alle 18. Anzi, a dire il vero, con qualche minuto di anticipo. Il tema dell’incontro è:“Perché è saggio dire no”. Slurp. Mentre mi lecco i baffi per la gustosa pietanza culturale che di lì a poco consumerò, scopro che gli “Ideali” (si chiameranno così i simpatizzanti di Idea?) sono molto tolleranti al caldo visto che, tanto per cambiare, anche in questo incontro l’aria condizionata non funziona. Vabbè, sopporto e mi siedo. La sala inizia a riempirsi e i “belli” cominciano a fare gli onori di casa. All’angolo vicino al tavolo d’onore c’è il dj che, giusto per accogliere in maniera simpatica il parterre di ospiti, mette su un pezzo d’annata:“Marina, o mia bella mora non devi lasciarmi mai più”. 

E la bella gente inizia ad arrivare. Tirato a lucido arriva l’ex assessore regionale Mauro Di Damazio che, nel frattempo, annuncia sottovoce che “Gianni sta arrivando”. Poi c’è lui, l’altro bello a pari merito, Paolo Gatti. Saluta, stringe mani, sorride. 

Intanto “Marina la bella mora” cede il posto a “Stasera mi butto” contemporaneamente all’ingresso in sala di Quagliariello (sarà stato un invito per gli ospiti pur di fuggire dai discorsi del senatore?) e dell’ex presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi

La battuta, la prima, è tutta per l’aria condizionata:“questa e una simil fonderia per il caldo”  tuona il presidente emerito. Appena impossessatosi del microfono, diventa un fiume in piena e non ce n’è per nessuno. Nemmeno per Renzi. Soprattutto.

“Una riforma fatta male, dannosa” aggiunge ancora Chiodi. “Un governo Renzi che non sta dando risposte”. Ma, anche, che non sa porsi domande, aggiungerei. Visto il caldo, visto il vigore del Gianni regionale, oserei dire anche seminazionale, mi preoccupo che non s’imbatta sul terreno politico-matematico-finanziario. Sarebbe la fine. Manco finisco di pensarlo ed eccolo lì:

“Possiamo porci tra il lepenismo e un partito della nazione”. Quindi entra nel merito:”un tetto al prelievo fiscale. Un tetto costituzionale alle spese”. E l’affondo allo Stato:Il Senato non scompare e finisce come nelle Province, ovvero organismo di secondo livello scelto dai partiti. E tassano su tutto nonostante i cittadini non li abbiamo votati.”

Applauso.

La parola passa a Mauro Di Dalmazio che, come Chiodi, ha qualcosa da dire sul clima interno:“mi scuso per il freddo con cui vi abbiamo accolto ma, visto che avevate le giacche, abbiamo evitato di accendere i riscaldamenti”. Olè! 

Mentre ci si ricompone per le grasse risate, Di Dalmazio passa ad argomenti seri come quello di spiegare cos’è Idea.

“Un movimento che vuole dare una mano alla ricostruzione di un progetto vero di centrodestra”. Non ha dubbi l’ex assessore regionale: “lo schema berlusconiano è finito”. Siamo sicuri? E Stefano Parisi da chi è stato incaricato per sondare il terreno di centrodestra ed, eventualmente, ricompattarlo?

Di Dalmazio ha le idee chiare su cosa fare con Idea:“un movimento che sappia ridare prospettive al Paese. Abbiamo il dovere di riprendere questa regione” perché ci governa “una classe dirigente che, come quella nazionale, non ha rispetto delle istituzioni”. Poi l’affondo sulla Riforma:“ci hanno detto che si risparmierà 40 milioni di euro. Bene, sapete a quanto ammonta la spesa pubblica? A mille miliardi. Cosa rappresentano 40 milioni su una spesa pubblica così grande?”

Dunque, l’opinione di Mario Esposito, docente di Diritto Costituzionale:

“la Riforma è assurda anche dal punto di vista del metodo. È una riforma costituzionale utilizzata come obiettivo politico essenziale di un governo. La riforma non semplifica ma semplicizza e il Bicameralismo diventa imperfetto perché genera una complessità di procedure da far rabbrividire. A cosa serve prevedere senatori per un settennio? Immaginate il caos tra questi senatori che devono fare da raccordo tra chi li ha nominati, lo Stato e l’Unione Europea. Le minoranze non sono tutelate e viene a mancare quel principio fondamentale del costituzionalismo. Poi c’è un governo che conquista un gran potere.”

Finalmente la parola passa al saggio Quagliariello che ci spiega che l’Italia nel 1948 doveva decidere se stare dalla parte dell’Oriente o dell’Occidente. Tradotto: lotta ai comunisti. Poi, continua a spiegarci che nel 1994 nasce il bipolarismo. E, come ogni essere vivente o cosa che nasce arriva la morte. La data di morte del bipolarismo arriva nel 2013. Tristezza. Infinita. Così si dà vigore agli italiani per ripartire?

Mentre le mie forze mi stanno abbandonando, un po’ per il climatizzatore che non funziona, un po’ per l’excursus storico, finalmente Quagliariello mi spiega perché i è dimesso da saggio:  

“Abbiamo provato a mettere intorno a un tavolo persone che non si parlavano se non attraverso i giornali. Ma poi ci siamo resi conto che non c’era più interesse a ricompattare il Paese perché all’orizzonte faceva capolino Renzi.”

Dopo questo racconto, incredibilmente, l’aria condizionata si palesa. “Il patto del nazareno si è rotto per Mattarella” ha aggiunto ancora il senatore.

“Questa legge dice che al primo turno puoi governare se hai una maggioranza del 41% altrimenti al ballottaggio chi ottiene più voti. Chi vince si prende la.maggioranza assoluta, i giudici del Csm. E se succedesse, in scala nazionale, quello che è successo a Napoli che a votare sono andati solo il 17% degli elettori?”

“Il processo nazionale è indebolito e tutto si è ridotto a tweet, maggioranze di convenienza e acquisto di senatori e parlamentari.”

Insomma, per Quagliariello bisogna votare No. Dopodiché si manda a casa Renzi e, solo a quel punto, si fanno cose importanti e semplici per l’avvenire dell’Italia. 

“Taglio dei parlamentari in sei mesi”

“Approvazione di una riforma che preveda una sola lettura salvo che l’altra Camera con una maggioranza la richiami”

Eleggiamo 45 persone per rifare la carta costituzionale”.

“Tiriamo fuori dalle sabbie mobili le riforme.”

Chiaro il concetto? A quanto pare sì. Il punto è che mancano anche altri punti importanti, uno fra tutti il taglio netto dei dipendenti pubblici e delle inutili Partecipate a cui paghiamo stipendi (inutili) e sovvenzioni (inutili). Poi, magari, eliminati i carrozzoni non sarebbe male abbassare drasticamente le tasse per chi, in Italia, vuole fare impresa.

Sempre se l’Italia un futuro ce l’ha.

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