I Respiriani e l’idea del peccato

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Nicolas Pilartz è un profeta del respirianesimo e, intervistato nei giorni scorsi da Lara Tomasetta per TPI News, ha detto: “Sono 22 giorni che non mangio e bevo solo acqua, un quarto di litro al giorno. Ma io sono al terzo livello, il quarto prevede che non si provi più alcun bisogno di ingerire acqua o cibo”.

Pilartz è punto di riferimento dei respiriani italiani e vive nella campagna di Fabriano nelle Marche, in una yurta, la tenda dei nomadi mongoli. Tra gli adepti di questa corrente alimentare ci sono Michelle Pfeiffer. Secondo loro l’organismo viene inesorabilmente avvelenato dal cibo. L’unico modo per salvarsi consisterebbe nel purificare le cellule alimentandole unicamente con l’energia spirituale che circola per l’universo. In un certo senso è quello che fanno gli eremiti cristiani e gli asceti orientali associando alla preghiera e alla meditazione un’astinenza sempre più dura.

Obiettivo finale è quello del controllo assoluto del corpo e della mente, attraverso il cibo, o meglio la sua negazione. 

Insomma, un filo rosso unisce i rigori di ieri alle punizioni di oggi, con l’idea che diminuire il peso del cibo compensando il sovrappeso dei peccati. Uni peccato che sarebbe entrato nel mondo usando il cibo. Da respingere, dunque, perché si aggrappa al desiderio e alla tentazione.

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