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Il penitenziario sulmonese è da sempre un luogo molto particolare, che spesso finisce al centro della cronaca. E non solo perchè è lì che si è tolto la vita l’ex sindaco di Roccaraso Camillo Valentini, ma anche perchè puntualmente i giornali si trovano a dare notizia di suicidi o tentati suicidi che hanno per teatro proprio questo carcere.

Il penitenziario sulmonese è da sempre un luogo molto particolare, che spesso finisce al centro della cronaca. E non solo perchè è lì che si è tolto la vita l’ex sindaco di Roccaraso Camillo Valentini, ma anche perchè puntualmente i giornali si trovano a dare notizia di suicidi o tentati suicidi che hanno per teatro proprio questo carcere. E non parliamo soltanto dei detenuti. Esattamente 10 anni fa, il 19 aprile 2003, fece infatti scalpore la morte di Armida Miserere, una delle prime donne direttrici di carcere, che decise di farla finita proprio nella casa circondariale da lei stessa guidata. Recentemente a Casacalenda (CB) è stato presentato il trailer di ‘Come il vento’, film attualmente in lavorazione per la regia di Marco Simon Puccioni, con Valeria Golino nei panni della protagonista. Sarà molto interessante vedere come il cinema racconterà questa vicenda, che ancora oggi fa discutere. E nei giorni scorsi, giusto per non farci mancare nulla, è uscita fuori anche un’altra informazione “pesante” sul penitenziario di Sulmona, che riguarda presunte violenze avvenute al suo interno.

I MONACI

Un collaboratore di giustizia, sottoposto a regime di protezione nel carcere di Torino, dove sta scontando l’ergastolo, è stato chiamato a testimoniare in un processo in cui è imputato un agente di polizia penitenziaria di 45 anni del Gruppo operativo mobile (Gom) di Roma. Il poliziotto, nello specifico, è accusato di lesioni aggravate nei confronti di un detenuto per fatti che si sarebbero svolti nell’ottobre 2007. Ebbene, il testimone ha rivelato che c’erano nel carcere peligno vere e proprie squadre di punizione che agivano in silenzio, e molto spesso di notte, per colpire i detenuti. Li chiamavano “monaci”, per via delle larghe tute mimetiche che indossavano, sotto le quali nascondevano cinte e bastoni: si sarebbero resi protagonisti di numerosi episodi con maltrattamenti ai danni dei poveri galeotti. Dopo queste sconvolgenti rivelazioni, il difensore della parte civile, l’avvocato Cinzia Simonetti, ha chiesto al giudice Ciro Marsella la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, affinchè venga approfondita la veridicità delle dichiarazioni del testimone, in ordine all’esistenza di una presunta squadra di picchiatori. Nel corso della sua deposizione, il testimone si sarebbe spinto anche oltre, facendo nomi e cognomi degli agenti che avrebbero partecipato ai raid punitivi. “Laddove venissero accertate responsabilità in ordine ai fatti emersi nel corso del processo”, ha affermato l’avvocato Simonetti, “sarebbe giusto e opportuno, sia da parte della giustizia sia da parte della stessa amministrazione penitenziaria, che venissero adottati gli opportuni provvedimenti, affinché non si verifichino altri casi Cucchi”.

MA CI SONO ANCHE I BUONI

In attesa che la giustizia faccia il suo corso e che venga accertata la verità con le eventuali responsabilità dei colpevoli, noi di Zone d’Ombra riteniamo però giusto mettere in luce anche il rovescio della medaglia. Non siamo forcaioli e non ci piacciono i processi tout court; e così, se è vero che – come dicevamo all’inizio di questo articolo – il carcere di Sulmona può essere senza dubbio definito un luogo “particolare”, dove succedono tante cose, è altrettanto innegabile che tra gli agenti di polizia penitenziaria ci siano tanti ottimi professionisti. Ci piace citare, in tal senso, quanto accaduto lo scorso aprile, quando un internato 50enne della provincia di Napoli è stato salvato dall’intervento di un poliziotto penitenziario in servizio presso il reparto penale del carcere di Sulmona. L’uomo era riverso nella sua cella privo di sensi e in arresto cardiocircolatorio quando è stato notato dal poliziotto che ha dato l’allarme. L’intervento immediato ha evitato il peggio. Un paio di settimane prima si era invece registrata la singolare protesta di un detenuto 41enne di origini siciliane che sta scontando l’ergastolo: dopo aver più volte distrutto le suppellettili della sua cella, l’uomo aveva cosparso le pareti dell’infermeria del carcere di escrementi, rendendo irrespirabile l’aria del reparto medico. La protesta sarebbe scattata dopo la mancata concessione, da parte della direzione, di un pc che il detenuto avrebbe voluto tenere con se’ in cella. Una richiesta impossibile da esaudire, visto che la cosa è espressamente vietata dal regolamento. Ma l’uomo non aveva voluto sentire ragioni, e si era “vendicato” a modo suo. Ebbene, non ci risulta che in questo caso siano intervenuti i “monaci”. Più semplicemente, è intervenuto il buon senso.

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