Il clan dei Rom che controlla l’Abruzzo da Rancitelli

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Nessuno denuncia, nessuno parla. Tutti hanno paura. L’ultimo rapporto della Dia non lascia spazio a dubbi:“in Abruzzo c’è uno strutturale radicamento da parte dei sodalizi mafiosi” ma “la regione appare permeabile agli interessi della criminalità organizzata”.

L’attenzione torna ancora una volta a Pescara, nel quartiere Rancitelli dove alcuni giorni fa è stato preso a botte l’inviato del Popolo sovrano, Daniele Piervincenzi. Oggi di quella realtà periferica di Pescara si scopre qualcosa di molto più inquietante. Qualcosa che in molti sanno ma che preferiscono non approfondire.



“Ho conosciuto rom di tutti i livelli e posso dire che sono tutti uguali, il peggio del peggio”. Così un testimone che racconta a Piervincenzi la “zona nera” di Rancitelli. È il quartiere dove si nascondono armi e droga. Il quadrilatero in cui i giovani si fanno le ossa e si guadagnano il rispetto. “Chi finisce in galera è come se ottenesse una medaglia” aggiunge ancora l’uomo nell’intervista. “I rom ti prestano 10mila euro e ti applicano, se sei un ‘amico’, un tasso del 10% mensile. Si può arrivare anche a riconsegnare 200mila euro per quella cifra”.

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L’uomo, intervistato da Piervincenzi nel cuore pulsante del crimine organizzato pescarese, è riuscito a sfuggire alla morte e a denunciare il tutto alle forze dell’ordine. Per un soffio si è salvato dalla sorte che, invece, è toccata ad Alessandro Neri ucciso in quel perimetro caldo del pescarese. Neri, 28enne di Spoltore (Pe), fu trovato senza vita l’8 marzo dello scorso anno a Fosso Vallelunga. Secondo gli inquirenti il giovane “investiva denari nel sostenere e supportare attività delinquenziali” di alcuni personaggi, che gestivano fiorenti attività di spaccio di stupefacenti nel quartiere San Donato. Tra questi personaggi spiccano i fratelli Jordan e Junior Insolia, finiti in manette insieme ad altre quattro persone. Alcuni di loro devono anche rispondere di estorsione, porto e detenzione di armi comuni da sparo. Insolia, in una intercettazione, svelò di aver acquistato una pistola in società con Neri.

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Sempre dal rapporto della Direzione Investigativa Antimafia emerge che in Abruzzo c’è la “presenza di soggetti riconducibili alla cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti di Africo (Reggio Calabria) e del gruppo Ferrazzo di Mesoraca (Crotone), mentre non si registra la presenza stanziale di organizzazioni camorristiche”, nonostante si registrino operazioni di riciclaggio effettuate tramite “insospettabili prestanome collegati ai clan campani”. Sul territorio, inoltre, arrivano “ingenti quantitativi di stupefacenti, importati dalla Campania e rivenduti, prevalentemente, in provincia di Pescara, nelle numerose località turistiche che si affacciano sulla costa, e nel Teramano”.

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