Il Fatto quotidiano: l’orticello chiuso della finta opposizione

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Qualche anno fa alcuni amici raccolsero il mio spaesamento, tipico dei giornalisti esordienti, e mi persuasero che “Il fatto quotidiano” era la rotta giusta dove andare.

Il tempio della verità” dicevano e, un giornalista che avrebbe scritto lì, sarebbe stato come un giustiziere della notte determinato ad arrivare laddove la legge era costretta a fermarsi.

Decisi di entrare nel tempio in punta di piedi, cercando in un primo momento la possibilità di commentare gli articoli di altri giornalisti sul quotidiano online.

Per avere questa libertà mi fecero sottoscrivere un abbonamento come “Utente sostenitore”, effettuabile solo attraverso la carta di credito.

La cosa mi stupì; com’è possibile che un quotidiano che a giorni alterni attacca le banche, abbia come unica modalità di pagamento la carta di credito? Il mio entusiasmo mi fece soprassedere.

Cominciai a commentare i loro articoli tuttavia, dopo poco tempo, notai come molti dei miei commenti, benchè privi di insulti, di accuse infondate, venissero bloccati dal Moderatore, soltanto perché sottolineavano delle perplessità sulla “politica” del M5S.

Mi accorsi di non essere il solo censurato, quando notai il fiorire di numerosi blog di privati cittadini (come “il Pacco quotidiano”, “il blog di Detestor”, “lo Sfratto quotidiano”) che, non avendo altro spazio per scrivere, decisero di pubblicare autonomamente i commenti che il Fatto quotidiano regolarmente censurava.

In questi blog, oltre alla pubblicazione dei commenti bloccati, veniva proposta una precisa trama dei fatti il cui archè stava nella “Casaleggio e Associati” (editrice del Blog di Grillo e curatrice della comunicazione di Chiarelettere la quale, editrice dei libri di Travaglio, fa parte degli azionisti del “Fatto” con il 16,26% delle azioni). Secondo l’ipotesi di questi blogger indipendenti, la censura dei commenti sul sito “ilfattoquotidiano.it” è generata dall’intervento, in particolarenotturno, sul portale da parte degli influencer.

Gli influencer sono delle figure, figlie della strategia di business della Casaleggio e a Associati, definibili come “un numero limitato di utenti commissionati a condizionare in rete la massa dei fruitori nelle loro scelte”. (Una delle frasi tipiche della “Casaleggio e Associati” è: “On line il 90% dei contenuti è creato dal 10% degli utenti).

Il Fatto ha accusato questi blogger (anche con querele nel caso di Detestor) di complottismo.

Quando provai a telefonare al giornale per proporre un mio articolo, mi sono sempre sentito rispondere“in questo momento tutti gli operatori sono occupati” da parte di una voce di donna elettronica, che ho ascoltato così tante volte da immaginare che prima o poi prendesse anima e mi dicesse: “lascia stare figlio mio”.

Delle numerose email inviate, soltanto due redattori hanno risposto con testuali parole: Fabio Amato: “…in questo momento sono impegnato da altro. Le devo però dire che è regola di questo giornale non accettare materiale non richiesto da colleghi/collaboratori che non abbiano mai lavorato prima con noi…”; Elena Rosselli “…non prendiamo materiale da chiunque scriva alla nostra mail…”.

Da lì in poi ho assunto la stessa posizione dei molti cittadini censurati: disdire l’abbonamento e, ognuno con i canali d’informazione che possiede, disingannare l’emotività dei cittadini dalle parole che sono state dette da Padellaro e dagli altri fondatori: “…un giornale che segue la linea politica della costituzione e che da notizie che gli altri giornali non danno…”.

Parole apparentemente ispirate ad un principio di verità ma che, a conti fatti, si realizzano in un sedersi sulla sedia popolare dell’opposizione a tutti i costi, per costruire lì il proprio orticello, chiuso, recintato ed impermeabile a tutto e a tutti.

Da oggi in poi il solo “Fatto quotidiano” che esisterà nella mia vita, sarà quel tossicodipendente poveraccio che vedo passare tutti i giorni dalla finestra di casa mia.

 

Marco Minnucci

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