Il giornalismo che ragiona ad altezza pene

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Per chi non l’avesse capito, ormai da anni, la politica viene fatta sulla stampa. Con un’accezione in più: radicalizzando lo scontro. E i voti si guadagnano o si perdono in base alla capacità di comunicazione e, quindi, di convincimento che si mette in campo. Ora anche l’Abruzzo sta pagando questo prezzo.

Certo è che a volte, se non spesso, penne filo-procure ammazzano uomini politici e poi ci saltano sopra con editoriali a senso unico in stile Marco Travaglio. Una sola verità costruita con tagli e cuci e con salti temporali degni di un trapezista di professione. Ma, anche in base ai tempi che cambiano, questa sorta di lobby giustizialista sta evolvendo spostando l’attenzione su altri punti del corpo umano. Se fino a poco tempo fa si argomentava tenendo d’occhio il cervello del politico, ora si argomenta tenendo d’occhio il riempimento della mutanda. È il nuovo giornalismo. Altro che tribunali, pm e avvocati: ciò che conta è sapere se il politico fa sesso e con chi. Tutto il resto è noia. Non interessa. Anche perché, con questo mix avanguardista, le vendite dei giornali e l’audience televisivo schizzano su. Altro che film porno. 

Così accade che ‘il Fango Quotidiano’ scriva un articolo dove può dire di tutto in barba ad ogni regola di civiltà.

“I carabinieri del nucleo investigativo di Pescara – scrive il giornale di Padellaro – spulciando tra i rimborsi di Chiodi, hanno verificato che quella notte, nella stanza 114, il governatore non era solo”. L’articolo, in pieno stile Hitchcock, aggiunge:”Non era neanche con sua moglie, a dirla tutta, poiché ha condiviso la camera con una dipendente dell’amministrazione regionale”. Poi la sentenza:”Il punto-com’è ovvio-non riguarda la libertà, per il governatore Chiodi, di condividere la sua stanza d’albergo con chicchessia. Il punto è che – se­condo l’accusa – questa libertà va pagata con soldi propri e non con denaro pubblico. E in­vece – stando alla ricostruzione dei carabinieri – Chiodi, dopo aver speso in contanti 340 eu­ro, chiede un rimborso per 357, incassando indebitamente i 170 euro pagati per l’ospite. E non si tratta dell’unica donna che, a spese dei cittadini, gli as­sessori regionali abruzzesi hanno ospitato – con pranzi e cene annesse – nelle loro came­re d’albergo”. Il processo mediatico è iniziato e affonda la lama nella parte umana. Un articolo fatto di ‘se’ e ‘ma’, di ‘stando alla ricostruzione dei carabinieri’ e dei ‘giudici’. Il ‘forse’ viene usato per attaccare, sul piano umano, un uomo, politico o barbone che sia non fa differenza.

“Molto raro, trovare hotel a 4 stelle: gli atti d’inda­gine, condotta dai pm Giam­piero Di Florio e Giuseppe Bellelli, mostrano una sfrenata predilezione per 5 stelle extra lusso. E anche per i viaggi in bu­siness class, come quello da 2.872 euro, pagato da Chiodi con carta di credito regionale, per il volo Teramo-Washington del 22 ottobre 2009: bi­glietto intestato a Daniela Clementoni – parliamo della consorte del governatore – che quel giorno viaggiò con Chiodi”. Peccato che il presidente, in una conferenza stampa, abbia mostrato il biglietto della moglie pagato con soldi propri. Ma ‘il Fango Quotidiano’ questo lo ignora e, anzi, contrattacca:”Resta il fatto che, per il viaggio in questione, Chiodi ha comunque prenota­to per se stesso una business class da 2.800 euro. Tra le spese istituzionali che il governatore dovrà giustificare, anche la ce­na al ristorante ‘Vecchio Por­co’ di Milano, pagata con carta di credito, al costo di 227 euro, per la quale – secondo l’accusa – non ha mai esibito la ricevuta”. Quindi l’affondo finale contro Pagano che:” in 4 casi” ha pernottato con:”quattro donne diver­se tra i 35 e i 45 anni”, e l’assessore alle politiche attive del lavoro, Paolo Gatti che “ospita invece una sola donna – anche in que­sto caso non si tratta della mo­glie – ma per due notti conse­cutive: Albergo del Senato, co­sto 235 euro, pagati con carta di credito istituzionale e presunto rimborso indebito – per il sog­giorno della signora 249 euro”. Verso la fine della sceneggiatura del ‘porno’ made in Italy, l’esplosione col botto:”Il vice presidente della Giunta, per dirne una, il 25 agosto 2010, trova posto nel modesto – si fa per dire – hotel Piazza di Spa­gna. Costo: 411 euro. Non è so­lo. Non è neanche in coppia. Quella notte, nella stessa came­ra, dormono in tre: il vice pre­sidente Alfredo Castiglione (Fi) ospita anche la compagna e un terzo uomo, di cittadinanza indiana, che potrebbe essere un parente della donna. È lo stesso Castiglione che, tra le missioni istituzionali, può vantare un ‘incontro preliminare per la costituzione di una macro area della regione adriatico jonica’. E Castiglione viaggia così tra le perle del Salento. C’è poi chi, come l’assessore al Turismo Mauro Di Dalmazio, annovera tra le spese istituzionali 4 Campari Orange e 2 bottiglie di vino bianco Rajamagre. E chi, inve­ce, chiede i rimborsi ma dimen­tica per ben 4 volte di allegare la “motivazione” del viaggio: è il caso di Mauro Febbo (Pdl) che, preda di un’amnesia, omette di comunicare che, una notte in albergo, ha ospitato anch’egli una donna. Era sua moglie, sì, ma secondo l’accusa, comun­que, l’albergo gliel’abbiamo pa­gato noi”.

Se ‘il Fatto’ lancia la bomba atomica, Chiodi, per difendersi dalle accuse, spara con una pistola giocattolo. Su Facebook, rispondendo ad un cittadino, scrive:”Usato fondi pubblici per scopi personali? La prego, aspetti almeno il chiarimento. Non è così. Se avessi voluto usare fondi pubblici per scopi personali lei crede che avrei rinunciato ad avere il cellulare della regione? Il traffico telefonico, che le assicuro sarebbe un costo rilevante mensile per la Regione, lo sopporto io. Se avessi voluto approfittare del mio ruolo, lei crede che avrei svolto il ruolo di commissario alla ricostruzione senza compensi o quello alla sanità senza remunerazione? Se avessi voluto approfittare delle prerogative che spettano a tutti i presidenti di Regione crede che avrei restituito oltre il 90 per cento del mio budget per spese di rappresentanza? Se avessi voluto approfittare del mio ruolo, perché mi sarei fatto rimborsare solo una parte delle spese sostenute durante le missioni? Avrei diritto quantomeno a due pasti al giorno ma ne ho rendicontate molto meno. Lei crede davvero che io volessi fare la cresta per centinaia di euro in tre o quattro anni?”
 
Antonio Del Furbo

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