Il ”liberal-montanelliano’ del fascio e martello

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Il magistrato mancato o, come ama definirsi lui, il ‘liberal-montanelliano’, questa volta ha sputato veleno su una donna che, probabilmente, rimpiazzerà il posto di Berlusconi. D’altronde questo esempio tutto italiano di ‘liberal-giornalismo’ come potrebbe proseguire senza un bersaglio da attaccare e deridere anche e soprattuto sul lato umano?

Dunque per l’allievo di Indro Montanelli non è più il tempo di recitare a memoria gli atti delle Procure e sbatterle in faccia a milioni di italiani. Ora serve un coltello con cui vivisezionare il corpo, l’anima e la storia provata del nemico. Oggi quel nemico, per le truppe cammellate di capitan Travaglio, è Maria Elena Boschi. Quale miglior figura da ‘violentare’ per ridicolizzare un esecutivo? Bella, giovane e donna. E poi con una caratteristica che il condottiero liberale, diciamoci la verità, un po’ gli invidia: il sorriso. 

“Se solo sei mesi fa le avessero vaticinato che un’avvocaticchia di 33 anni come lei – scrive Travaglio nel suo editoriale sul ‘Fatto’ – sarebbe diventata ministro delle Riforme, dei Rapporti con il Parlamento e persino dell’Attuazione del programma, e avrebbe riformato la Costituzione con Verdini e Calderoli, Maria Elena Boschi si sarebbe messa a ridere. Anzi, a sorridere. Perché Lei non ride: Lei sorride”. E quando sorride la Boschi secondo il dotto vice direttore? Tipo quando ha paragonato la svolta autoritaria del Renzusconi, ormai palese ai più, a ‘un’allucinazione’. O quando ha estratto dal dizionario delle citazioni una frase di De Andrè, una di Pratolini e una di Fanfani, aretino come lei e nano come B., che piace tanto anche al suo papà (“grande statista e riferimento per tante donne e uomini della mia terra, compreso mio padre”). Che diceva Fanfani? Che ‘le bugie in politica non servono’. Perbacco, che acume”.

Per l’Annozero dell’informazione, quindi, un ministro non puo’ esprimere giudizi o riportare frasi perché, altrimenti, un liberale qualunque su un giornale qualunque puo’ definirla un’avvocaticchia e amica di un nano. E, tanto per capire l’aria che tira in certe redazioni, una Boschi non deve permettersi nemmeno lontanamente di citare un De Andrè che chissà cosa penserà di un giornale come il Fatto dei tribunali. 

Lo sberleffo continua:”dichiara ogni due per tre che il nuovo Senato è “una risposta all’Europa” (che peraltro se ne frega) e “all’urlo lanciato dai cittadini”. E qui, più che Teresa d’Avila, viene in mente Giovanna d’Arco che sentiva le voci: ogni sera, quando va mestamente a dormire, in ginocchio sui ceci, sola nella sua celletta arredata con un umile inginocchiatoio, ode l’urlo del popolo che implora: “Deh, Maria Elena, i senatori non li vogliamo eleggere noi: orsù, nominàteveli pure voi della Casta! E, già che ci siete, pure i deputati!”. Ragion per cui va ripetendo: “Dobbiamo mantenere l’impegno”, anche se non si capisce con chi, visto che nessun elettore ha mai saputo niente della riforma del Senato né chiesto ad alcuno di realizzarla”. E ancora:Forse un giorno il papà fanfaniano, appena promosso vicepresidente della Banca Etruria (ribaltando la figura dei figli di papà in quella dei papà di figlie), le parlerà anche dei padri costituenti, che impiegarono quasi due anni per scrivere i 139 articoli della Costituzione. Mentre l’avvocaticchia di Arezzo, che alla Costituente avrebbe a stento levato la polvere dai davanzali, vorrebbe approvarne 47 in dieci giorni”. Quindi l’epilogo:”Ma forse è presto per credere che Santa Teresa d’Arezzo sia in malafede: forse parla semplicemente di cose più grandi di lei. Chissà che un giorno non s’imbatta in un’altra frase dell’Amintore, davvero poco consona con la rottamazione: “Si può essere bischeri anche a vent’anni”. Figuriamoci a trentatrè”.

Il ‘travagliopensiero’ non ammette sorrisi ma solo ordine e disciplina, altro che liberismo. Anzi, altro che ‘liberalmontanellismo’. D’altronde per uno che ha votato gran parte dei partiti dell’arco costituzionale dalla Lega nord al Movimento 5 stelle passando per l’Italia dei valori di Di Pietro, le idee sulla dottrina liberale appaiono quantomeno confuse.

Da quelle parti, ma anche dalle parti del Giornale di Sallusti che se la ride sotto i baffi per l’attacco alla Boschi, c’è solo ordine e disciplina. E null’altro. Poco conta se la Boschi ha avuto una forte militanza cattolica che l’ha forgiata con quel sorriso che tanto offende il vice direttore. E chissà cosa scriverebbe questo esempio di libertà di valori se sapesse che che la Boschi ha dichiarato in un’intervista di essere stata:”Madonna del Presepe vivente del mio paese” ma anche:”la prima chierichetta femmina nella storia della parrocchia dei santi Ippolito e Cassiano. Pensa tu che record! E sono stata catechista per cinque anni”. 

L’indipendente Travaglio, che ha sempre dimenticato di dire che ‘il Giornale’, quotidiano del suo maestro di vita Indro Montanelli ha preso per 30 anni soldi dalla Montedison, è un carrarmato che passa sulle sensibilità altrui.

Per fortuna, però, in politica contano anche le sfumature. E una Costituzione che deve essere cambiata, per fortuna,  non si basa sul parere di un Travaglio o di uno Scanzi qualsiasi. Ma anche di un’avvocaticchia. Per fortuna.

 

ZdO

 

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