“Imane Fadil non l’ho mai conosciuta” dice Berlusconi. Ma la giovane avvelenata è stata ad Arcore almeno otto volte. E spuntano i servizi segreti.

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“Spiace che muoia sempre qualcuno di giovane. Non ho mai conosciuto questa persona e non le ho mai parlato”: sono le parole dell’ex presidente del Consiglio e fondatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi, riferendosi alla morte di Imane Fadil, l’ex modella marocchina testimone chiave nel processo Ruby Ter.



I giudici della procura di Milano stanno studiando la pista del mix di sostanze, ovvero su come sia possibile reperirli. Tra le varie possibilità analizzate anche la possibilità di atti di autolesionismo da parte della modella trentaquattrenne.

Imane muore alle 6 del mattino del primo marzo, dopo 4 ore viene viene sequestrata la cartella clinica, il 6 marzo diventano noti i risultati i dei test. Per l’autopsia si è atteso altro tempo ma non si capisce il motivo.

Berlusconi:“Mai vista”.

L’attenzione giornalistica, ovviamente, si concentra anche sulle dichiarazioni di Silvio Berlusconi che avrebbe dovuto conoscere la ragazza. Imane, infatti, aveva ribadito di essere stata ad Arcore più volte. E anche Emilio Fede, sodale dell’ex premier nelle cene, se la ricorda molto bene: “La conoscevo, le volevo bene. Era una brava ragazza con dei problemi economici, la sua famiglia era povera. Un paio di volte le ho pagato il taxi da piazzale Loreto (a Milano, ndr) a casa, mi auguro con tutto il cuore che si chiarisca la vicenda”, ha detto l’ex direttore del TG4.

Imane:“ho paura di morire”.

La ragazza aveva più volte raccontato al suo avvocato e a suo fratello di temere di essere stata avvelenata. Ci sono, infatti, “diverse anomalie” nella sua cartella clinica da cui sarebbero emerse “sintomatologie da avvelenamento” ha dichiarato il procuratore capo Francesco Greco, che ha parlato di “calvario” della ragazza.

Il Centro antiveleni dell’Irccs Maugeri di Pavia “non identifica radionuclidi e non effettua misure di radioattività” hanno fatto sapere dal laboratorio.

Nessun mix radioattivo

Gli esami dei dosaggi di 50 metalli, chiesti il 26 febbraio dall’Humanitas, hanno rilevato che gli unici a sforare i parametri sono stati cobalto, cromo, nichel e molibdeno. Il primo, che avrebbe potuto presentare tracce di radioattività mai misurate (il centro non ha gli strumenti), sarebbe stato presente con un quantitativo di 0,7 microgrammi per litro. Valore molto basso se si pensa che il livello minimo di tossicità è di 41 microgrammi per litro. Nulla a che vedere con il “mix di sostanze radioattive” riferito venerdì da fonti qualificate.

“Un veleno è fatto per non essere individuato e questi sono veleni di Stato o della cosiddetta State sponsored Mafia. Difficile per gli inquirenti farsi una idea in tempi brevi sui fatti di Milano, credo in Italia non ci siano le competenze tecnico-militari necessarie, solo i pochi governi che possiedono arsenali nucleari o che gestiscono questo livello di operazioni di intelligence hanno quel che serve per orientarsi, l’ideale sarebbe richiedere la collaborazione del Regno Unito in questa indagine”.

A dirlo in un’intervista al Fatto è Mario Scaramella, ex consulente della Commissione Mitrokhin, parlando della morte di Imane Fadil. Fu proprio Scaramella nel novembre 2006 a incontrare a pranzo l’ex agente dei servizi russi Alexandr Litvinenko successivamente morto per avvelenamento da polonio. E lo stesso Scaramella era rimasto ricoverato tre giorni in un ospedale della capitale inglese e dimesso tre giorni dopo, quando non erano più state riscontate tracce di avvelenamento. Dell’avvelenamento di Litvinenko se ne occupò la commissione Mitrokhin.

“Sono stato trattato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità come il primo caso di avvelenamento doloso da sostanze radioattive per l’evento del 2006, oggi ancora non ho accesso completo alle mie analisi perché la metodologia è classificata a livello molto alto, dall’inchiesta inglese – spiega Scaramella – so che nel mio corpo furono trovate quantità importanti di radiazioni in rapidissimo decadimento”. Riguardo al caso Fadil, Scaramella dice che “all’impronta direi che potrebbe trattarsi di l’utilizzo di cosiddetti BRV cioè sostanze radiologiche da combattimento, per una possibile eliminazione fisica, ma ripeto è roba da agenzie statali o di gruppi specializzati del livello di Al Qaida o di Mohylevyč”.

La Corte d’Appello smentisce Berlusconi

Tra le motivazioni della IV Corte d’appello di Milano – nel processo contro Mora, Minetti e Fede – si legge che Imane Fadil era stata ad Arcore più volte”: la prima nel febbraio del 2010 portata dall’ex agente dei vip e la “serata era stata connotata da attività prostitutiva estrinsecatasi nel consueto format”. Una seconda volta era stata portata da Fede. E proprio quella sera, stando al suo racconto, aveva visto tra le altre cose Iris Berardi fare uno spogliarello. Imane tornò ad Arcore il 25 agosto, sempre su invito di Fede. Su richiesta dell’onorevole Maria Rosaria Rossi, la Berardi eseguì una danza del ventre. Il presidente del Consiglio, si legge nelle motivazioni, “aveva apprezzato la sua esibizione e le aveva regalato un piccolo anello”. Ad Arcore Fadil tornò il 26 e il 27 agosto. In quelle due serate non c’erano stati momenti erotici o esibizioni. Il 29 agosto la modella era stata invitata nel ristorante “Da Giannino”, locale in passato molto frequentato dal leader di Forza Italia. In quell’occasione a Fadil era stato presentato Adriano Galliani. Il 4 settembre era stata invitata a Lesa a Villa Campari accompagnata dall’autista dello stesso Fede insieme ad altre due olgettine tra cui Nicole Minetti. La sera del 5 settembre invece a Villa San Martino era arrivata in taxi per festeggiare il compleanno di una delle Olgettine, Aris Espinoza. Durante il solito bunga bunga era stata coinvolta in una “danza erotica” proprio dalla Espinoza, ma si era rifiutata. “Quella sera l’allora premier l’aveva ricevuta nel suo studio e le aveva detto che aveva saputo da Fede che si trovava in una situazione di particolare difficoltà economica: le aveva dato 5mila euro in una busta e l’aveva invitata a rimanere per la notte”. Ma lei andò via.

La credibilità di Fadil è riscontrata – scrivono i giudici – dalla descrizione precisa e dettagliata del diverso contenuto delle serate a cui ha preso parte. La teste ha indicato con estrema precisione le diverse attività compiute nelle diverse serate, tutte puntualmente collocate temporalmente. Inoltre anche lei ha riferito, in alcune di esse, lo svolgimento dell’attività prostitutiva secondo il cosiddetto format trifasico, descrivendolo in modo identico alle altre testimoni già citate che non conosceva. Ulteriormente plurimi e puntuali riscontri al contenuto delle sue dichiarazioni che derivano da intercettazioni telefoniche. La pluralità e la precisione di tali riscontri esclude qualsiasi dubbio in ordine alla credibilità di quanto narrato da Fadil”.

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