Incendio Civeta e l’ombra della mafia. Nel silenzio assordante della politica

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Il terzo incendio in un anno in una discarica posta sotto sequestro dovrebbe, almeno, preoccupare la politica. Ma, a quanto pare, sonni tranquilli sulla vicenda li fanno sia gli amministratori, sia gli enti preposti al controllo del territorio.

di Antonio Del Furbo

Certo, c’è una magistratura che sta indagando per stabilire l’esatta qualità dei rifiuti. Mi chiedo, però, come sia possibile che delinquenti (perché questo sono) abbiano campo libero nel distruggere eventuali prove utili al fine di stabilire in che mani è finita la discarica del Civeta di Cupello. “Siamo preoccupati, e non poco, per l’ennesimo incendio che ha interessato la terza vasca del Consorzio Civeta” spiega il sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca. “Preoccupati -aggiunge- perché è paradossale poter anche immaginare come, dopo le piogge di questi ultimi giorni, possa prendere fuoco, per autocombustione, la vasca non utilizzata già da tempo e posta sotto sequestro”. Sì, siamo preoccupati un po’ tutti, questo è scontato. Anche se nel frattempo il commento alla vicenda da parte del presidente di Regione, Marco Marsilio, tarda ad arrivare.



La questione, però, è capire cosa sta accadendo nella zona sud d’Abruzzo.

C.I.V.E.T.A. (Consorzio Intercomunale – Azienda Speciale Consortile di igiene ambientale del comprensorio vastese) “è stata creata” si legge sul sito “per volontà di otto comuni al fine di risolvere le problematiche ambientali e di trattamento dei rifuti urbani”. Vasto, Cupello, San Salvo, Scerni, Monteodorisio, Pollutri, Casalbordino e Villalfonsina sono i comuni che partecipano al consorzio pubblico. Il Consorzio offre sistemi integrati di gestione e trattamento dei rifiuti, raccolta differenziata e comunicazione ambientale.

“Quando dieci anni fa presentai una denuncia sul Civeta mi dissero che il Consorzio era il fiore all’occhiello del territorio e che non c’erano problemi economici” spiega Stefano Moretti dell’Osservatorio antimafia della Regione Abruzzo. Dunque, come si sono accumulati i debiti e, ancor di più, come si è arrivati alla gestione selvaggia di questi anni?

A giugno dell’anno scorso scoppiarono altri due incendi: il primo, fu detto, per autocombustione dei rifiuti e il secondo, probabilmente, dovuto alla mano dell’uomo. In quell’occasione i sindaci di Cupello e Monteodorisio rassicurarono la popolazione dicendo che l’incendio interessò “solo rifiuti non pericolosi e non nocivi alla salute”.  Un po’ poco per stare tranquilli. E, infatti, alcuni giorni fa c’è stato l’ennesimo incendio in cui l’ipotesi dell’autocombustione non è stata nemmeno tenuta in considerazione viste le abbondanti piogge del mese appena trascorso.

Dunque cosa accade al Civeta?

Del terzo incendio al momento si sa che è avvenuto a distanza di un anno esatto dai precedenti e in una fase in cui la discarica è posta sotto sequestro. “È l’ennesimo segnale inquietante, in perfetto stile mafioso, che incombe sul ciclo dei rifiuti in questa regione” scrive il Comitato Difesa del Comprensorio Vastese. “Ovviamente le indagini dovranno chiarire i responsabili anche di questa azione ma la situazione appare di gravità inaudita se se si incendia addirittura una discarica posta sotto sequestro dalla Procura di Vasto a marzo 2019, con decreto confermato dal Riesame. Il segnale è gravissimo. Crediamo sia necessario fare fronte comune e garantire un controllo severissimo del territorio. Serve agire in fretta per riportare serenità a questo territorio, garantire il rispetto degli standard di qualità ambientale e organizzare il ciclo dei rifiuti in maniera virtuosa”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Rifondazione comunista che parla di “puzza di immondizia mafiosa” nel “silenzio assordante delle istituzioni e delle forze politiche della comunità di Cupello, che dura da troppi anni”. Chiarezza va fatta per il partito “anche sul rapporto che la società che gestisce l’impianto ha avuto con le istituzioni locali in questi anni”. 

Il fatto chiaro è che, intanto, la discarica è sequestrata con rifiuti provenienti da Campania, sud del Lazio e Puglia. Il provvedimento di sequestro è frutto di un’indagine relativa a conferimenti di rifiuti extraregionali per 70.000 tonnellate. Il sequestro preventivo ha l’obiettivo di evitare il protrarsi del reato contestato e anche per non far arrivare l’impianto all’esaurimento. Indagini che hanno evidenziato la violazione delle norme a tutela dell’ambiente e quanto stabilito nell’autorizzazione integrata ambientale.

Dunque, cosa accade nel Civeta?

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