Inchiesta Csm: perché Palamara si occupava di inchieste di cui non aveva competenza?

Notizie

Il sospetto, a questo punto, è che l’inchiesta che sta travolgendo il Consiglio superiore della magistratura, apra un filone sul tentativo di trascinare il Quirinale in un abisso. L’intento potrebbe essere quello di trascinare nell’acqua torbida anche il presidente della Repubblica.

Intanto il trojan impostato sul telefono di Luca Palamara ha scoperto che c’erano bocche che parlavano, riferivano, avvertivano. La fonte originaria di quell’informazione era il magistrato Stefano Erbani, il consigliere del presidente Sergio Mattarella per gli affari dell’Amministrazione della giustizia.
La mattina del 31 maggi Palamara, perquisito il giorno prima per ordine della Procura di Perugia, viene interrogato dai pubblici ministeri che lo indagano per corruzione in atti giudiziari. Palamara si professa innocente. “Sapevo del trojan nel mio telefono”, dice. “A Roma, se ne parlava”, aggiunge. “Ma io parlavo con chi mi pareva. Non avevo paura di nulla perché non avevo nulla di cui temere”. Se ne parlava in quelle cene che avvenivano quasi quotidianamente. Quelle in cui venivano riuniti consiglieri del Csm e due parlamentari del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti per pianificare la nuova geografia giudiziaria del Paese.
Raggiunto da Repubblica, Stefano Erbani ha detto che “È una storia semplicemente e completamente falsa”. E aggiunge:“Ed è falso che abbia mai avuto rapporti con Ferri o Palamara in questa vicenda”. Colpire Erbani è un modo per colpire il presidente, è la sintesi che il Quirinale fa di questa storia.
Il 30 maggio scorso nell’abitazione di Palamara la Guardia di finanza ha sequestrato una serie di fascicoli di procedimenti pendenti di cui il magistrato non aveva alcuna titolarità di indagine. E, tra l’altro, sono stati trovati anche appunti con annotati numeri di processi a ruolo, in Tribunale e Corte d’appello, che segnalavano lo stato di avanzamento delle cause e le raccomandazioni per la loro trattazione. In uno degli appunti era segnato che “l’udienza non vada fissata”.

Perché quelle carte erano in casa del magistrato?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *