Inchiesta sulle banche del Nord Europa: nel mirino dei magistrati anche l’Abn Amro

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Non tira una bella aria per le banche del Nord Europa. Dopo Danske Bank, Deutsche Bank, Swedbank e Ing, anche l’olandese Abn Amro si scopre vulnerabile al riciclaggio di denaro sporco e finisce sotto inchiesta nei Paesi Bassi.

Sull’istituto olandese, controllato per il 56% dallo Stato, c’è il sospetto dei magistrati di Amsterdam di non aver rispettato le leggi sull’antiriciclaggio e sulla lotta al terrorismo e di aver chiuso un occhio sulle operazioni sospette transitate dalla banca. Operazioni che, o non venivano segnalate, oppure erano comunicate con molto ritardo alle autorità competenti finendo per risultare inefficaci.

Olanda, Germania, Danimarca, Svezia ed Estonia. Cinque stati del Nord messe a dura prova da un’escalation di inchieste e di scandali che ruotano tutti o quasi attorno al riciclaggio di denaro sospetto.




Il giorno prima la polizia tedesca aveva perquisito il quartier generale di Francoforte della Deutsche Bank alla ricerca di documenti sul coinvolgimento dell’istituto nel presunto riciclaggio di 200 miliardi di euro avvenuto attraverso la filiale di Tallinn della Danske Bank, la più grande banca della Danimarca. È la madre di tutte le inchieste, un vorticoso giro di denaro che dalla Russia e da alcune repubbliche dell’ex Unione sovietica sarebbe stato riciclato utilizzando centinaia di società domiciliate in paradisi fiscali e in Gran Bretagna. 

Abn Amro è soltanto l’ultima in ordine di tempo.

Alla fine dello scorso anno il gruppo Ing – il più importante dei Paesi Bassi – ha pagato una multa di 775 milioni di euro per non aver osservato la legislazione antiriciclaggio e Rabobank è stata sanzionata per un milione di euro dalla Banca centrale olandese a febbraio di quest’anno per gli scarsi controlli sui clienti. Secondo l’Associazione bancaria olandese, nei Paesi Bassi ogni anno vengono riciclati 16 miliardi di euro (l’1,9% del Pil) provenienti da attività criminali. 

Abn Amro era stata salvata nel 2008 da un intervento congiunto dei governi olandese, belga e lussemburghese e in parte riprivatizzata nel 2015. 

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