CIRSU, scandalo abruzzese

Share

In Abruzzo ne accadono di tutti i colori e, nonostante tutto, rimaniamo muti senza proferir parola. Tempo fa, attraversando la Strada Statale 80, più comunemente chiamata Teramo - Mare, ho scoperto che, in bella mostra e in un territorio che non ha nulla da invidiare ad altri parchi verdi d'Europa, esiste un monumento alla 'monnezza'. Proprio così. 

L'argomento appare scottante al punto che, nel corso degli ultimi anni, sulla vicenda ci sono stati molti lati oscuri. Intanto scopro che l'area in questione è una discarica del

CIRSU, Consorzio Intercomunale Rifiuti Solidi Urbani, che, si legge dal sito, oggi:«è una società per azioni a capitale interamente pubblico che fu costituita con decreto prefettizio n° 10779 del 23/7/85 e successivamente con deliberazione del Consiglio regionale n° 33/21 del 5/11/86. Si sviluppa come consorzio di comuni ai sensi delle LL.RR. 26/93 e 7/94. Il consorzio nasce con lo scopo di dare una risposta completa e corretta al problema della gestione unitaria dei rifiuti, nel rispetto delle disposizioni di legge che regolano la materia. Ne sono soci in quote paritarie i Comuni di Bellante, Giulianova, Morro D'oro, Mosciano Sant'Angelo Notaresco e Roseto Degli Abruzzi».

Certo è che al primo impatto non sembra che il CIRSU, con i componenti del Cda e i con i sindaci dell'intero Consorzio, abbiano dato una efficiente risposta alla gestione 'unitaria dei rifiuti'.
Nell'area, come testimoniano le nostre immagini, appare evidente lo stato d'abbandono dell'intera discarica. I rifiuti che insistono sul terreno sono stati depositati lì da anni e tutta l'area circostante è avvolta da un odore putrido.

Nel corso degli anni ci sono state battaglie legali tra Consorzio e società. Al momento appare tutto fermo. Il CIRSU sarà forse un'altra società creata ad hoc per regalare posti di lavoro e ripulire soldi pubblici. Se fosse così lo scopriremo. Da oggi iniziamo il nostro viaggio nel CIRSU. 

di Antonio Del Furbo