L’Abruzzo sotto scacco dei Casalesi

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È un film che accenna a non finire quello sull’Aquila. Un film, purtroppo reale, iniziato con le famose risate degli imprenditori Gagliardi e Piscicelli, passando per le sfilate di politici e vip, per poi finire con gli intrecci per la ricostruzione con mafia e camorra. 

E in mattinata la guardia di finanza, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di L’Aquila, ne ha arrestati altri 7 di imprenditori che lavoravano alla ricostruzione delle macerie aquilane. L’indagine parte da lontano e riguarda l’infiltrazione dei Casalesi nei cantieri. Le accuse sono di estorsione aggravata dal metodo mafioso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Infatti, al fine di massimizzare i profitti, gli imprenditori si rivolgevano ai Casalesi per farsi procurare lavoratori a basso prezzo.

 

I NOMI DEGLI IMPRENDITORI

Gli imprenditori coinvolti sono i fratelli Dino e Marino Serpetti, Alfonso, Cipriano e Domenico Di Tella; l’ultimo è Michele Bianchini, di Avezzano (L’Aquila). In carcere sono finiti i tre Di Tella e Bianchini.  

 

QUANDO IOVINE DISSE:”I COMPLICI SONO TUTTI I PARTITI” 

Chi si scandalizza ancora per ciò che accade all’Aquila, probabilmente ignora che O sistema è creato e rappresentato da gran parte del sistema pubblico e privato. 

L’assassino Antonio Iovine, ora una la ‘star’ per essere diventato collaboratore di giustizia, lo ha detto chiaramente: “su ogni appalto una tangente del 5 per cento. Ogni mese i Casalesi incassavano 350mila euro. I fondi del Ministero sono diventati un affare”. E ancora:”Bustarelle, favori e complicità dello Stato. Questa è la cultura casalese” ha poi aggiunto il delinquente. Le commesse erano controllate da lui, Bidognetti, Zagaria e Schiavone

ZdO

 

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