La Guzzanti sul film ‘La trattativa’ evoca censure:”nessuno ne ha parlato”. Forse perché la realtà è più interessante?

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La regista del film lamenta scarsissimo interesse dei media, in particolare delle trasmissioni televisive, nei confronti della sua opera ed evoca lo spettro della paura e del complotto.

“Non c’è stato nessun dibattito sui giornali” precisa Sabina Guzzanti intervenendo alla Camera dei Deputati dove il M5s ha organizzato la proiezione del film – Fazio ci ha detto subito di no, abbiamo chiesto a Ballarò ci hanno detto che dovevamo parlare con il capo struttura e poi ci hanno detto di no, Porta a Porta ci ha detto che erano interessati alla guerra e all’Isis”.

La Guzzanti appare convinta che intorno al suo film ci sia aria di boicottaggio e la colpa, manco a dirlo, sono di quei media:”terrorizzati dal risvolto di un possibile coinvolgimento di Napolitano”. Strano però, che per sua stessa ammissione:”la questione della trattativa era in prima pagina tutti i giorni”.

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La Guzzanti parla di paure, terrori che avrebbero avvolto giornalisti ed editori per l’allora prossima deposizione del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Forse la regista non si è accorta del fatto che la stampa nazionale non solo ha raccontato la questione in maniera dettagliata ma ha addirittura chiesto di partecipare in aula alla deposizione del presidente della Repubblica che, tra l’altro, ha autorizzato la pubblicazione on line della sua deposizione. 

Il fatto, chiaro, è che un presidente della Repubblica è stato chiamato a testimoniare in un’aula di tribunale su una presunta trattativa tra Stato e mafia. Il fatto, altrettanto chiaro, è che uomini delle istituzioni abbiano contrattato con i boss per fermare le stragi del ’92. “Negli anni 90 – spiega la Guzzanti – l’Italia stava crescendo, quando ci stavamo finalmente per LIBERARE della mafia e della corruzione, la nostra classe dirigente – di cui la mafia è da sempre parte integrante – si è SERVITA delle stragi per conservare il suo controllo economico e politico”. Dunque:”l’attuale classe dirigente è FIGLIA della Trattativa fra Stato e Mafia”.

Questi non so se sono fatti, forse interpretazioni rispetto ad un periodo storico del nostro Paese. Che interesse poteva avere una classe dirigente a trattare con Cosa nostra in piena tangentopoli? E perché si sarebbe servita delle stragi per trattare con la mafia? Se servono voti non basta comprarseli?

Si potrebbe azzardare, senza per questo evocare censure e regimi fascisti, che molto probabilmente poche persone potranno gustarsi il film perché, forse, come tutti i film e/o produzioni indipendenti, la distribuzione è limitata. Molto. E, forse, l’interesse al film è passato in secondo piano rispetto ad una realtà attuale di gran lunga più interessante visto che, ad esempio, nell’opera non si parla nemmeno delle intercettazioni distrutte da Napolitano.

Antonio Del Furbo

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