La Lega e i bulli del divide et impera

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Il ministro dell’Interno sorride, si diverte, è felice. Twitta cose simpatiche tipo “peccato per la fine del Grande Fratello” ed è, ormai, ospite fisso della D’Urso. Certo, le elezioni sono andate bene ma potrebbe accadere che qualche meccanismo si rompa. E, in alcuni casi, già si è rotto.

di Antonio Del Furbo

Non mi riferisco certo ai guai giudiziari della Lega, da tempo sotto attacco per la storia dei 49 milioni. Lì c’è una giustizia che sta facendo il suo corso e vedremo se Matteo Salvini avrà qualche responsabilità sulla faccenda. Ovvio che il fuoco incrociato arrivi anche dalla stampa che non perde occasione per bombardare il potere leghista in continua ascesa. Ma questo, al momento, non è oggetto della mia riflessione anche perché, sono convinto, tutto si spegnerà nel momento in cui il governo cadrà.

Il tema che Salvini ignora è elemento determinante per la tenuta dei consensi. Un partito che pian piano si sta lacerando dall’interno per responsabilità di bulletti accolti trionfanti alla corte leghista. Si tratta non di bulletti di primo pelo ma bensì di personaggi provenienti da partiti (vedi Forza Italia o An) che hanno contribuito a lacerare e a far scomparire. E senza che il buon Silvio se ne sia mai accorto. Ora, probabilmente, con una tecnica ben più affinata, la stessa cosa sta accadendo anche alla Lega.

Alle passate elezioni europee sono accadute cose che voi umani…! Prendiamo il caso Abruzzo. Antonello D’Aloisio, storico tesserato Lega dai tempi di “Noi con Salvini”, nonostante il successo personale con 10mila e quattrocento voti, non è stato eletto. Elisabetta De Blasis, scesa dal cavallo di Forza Italia per abbracciare il sogno leghista (forse più quello Europeo) si è fermata a 26mila voti. Risultato: l’Abruzzo è senza rappresentanza. Su 205.370 voti andati al partito di questi, 101.826, sono stati espressi con preferenza e ben 103.544 voti sono stati espressi senza. Molti dei voti abruzzesi, però, sono andati a confluire in un candidato pugliese, tale Massimo Casanova che è riuscito a prendersi la poltrona a Bruxelles. “Chi vuole venire con noi deve sapere che cosa è la Lega, non è un carro su cui chiunque può saltare”. Questo diceva Casanova in un’intervista al Corriere. Fatto sta, però, che i tanti che sono saltati sul “carro del Carroccio” hanno contribuito alla sua vittoria.

Si potrebbe pensare, ad esempio, che tale Luigi D’Eramo, transitato dalla Destra alla Lega, possa aver contribuito a spaccare il partito (e dunque a disperdere voti) nel momento in cui dice di appoggiare l’unica candidata alle Europee: ovviamente la De Blasis. Un appoggio arrivato anche dal vice presidente della Regione, Emanuele Imprudente e dall’assessore alle Politiche urbanistiche del Comune dell’Aquila, Daniele Ferella. Il travaso continuo di ex trombati continua in maniera imbarazzante tanto che si parla di fronde per ogni provincia. Su quello chietino, ad esempio, ci sarebbe l’asse Di Stefano-Bocchino che avrebbe dirottato voti sul candidato pugliese.

Mi chiedo: se tutti saltano sul carro del vincitore (vedi Montesilvano) ci sarà una rincorsa alla poltrona o dobbiamo ancora credere che il sogno leghista si sia impossessato delle anime rivoluzionarie di chi la rivoluzione non l’ha mai fatta nei precedenti partiti?

Le amministrative di Giulianova hanno evidenziato (se ancora ce ne fosse bisogno) che le fronde leghiste che mirano all’occupazione del partito con il divide et impera è ormai realtà. A vincere, per 59 voti, il candidato di Forza Italia Costantini.

Seppur il coordinatore Giuseppe Bellachioma si vanti del risultato di Montesilvano con una vittoria al primo turno del candidato, si “rammarica della perdita di Giulianova”.

Chissà quando si accorgerà che i “bulli acquistati” gli si stanno mangiando il partito che faccia farà.

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